Università degli Studi di Milano
EFFECTS OF NIGHT SHIFT WORK ON REPRODUCTIVE HEALTHIN A POPULATION OF HEALTHCARE WORKERS
Abstract
dc:descriptionIntroduzione Il lavoro notturno è definito dalla normativa italiana, in accordo con la regolamentazione europea, come qualsiasi turno della durata di almeno 7 ore consecutive che includa l’intervallo tra la mezzanotte e le 5 del mattino. Il lavoro a turni e il turno notturno sono sempre più diffusi a livello globale e sono stati associati a numerosi esiti avversi sulla salute, inclusi alcuni effetti sulla funzione riproduttiva. Tra i meccanismi patogenetici ipotizzati vi sono l’esposizione alla luce durante la notte e i disturbi del sonno, che determinano una disregolazione dei ritmi circadiani e un’alterata secrezione di melatonina. Materiali e metodi È stato condotto uno studio trasversale, monocentrico, presso il Centro di Procreazione Medicalmente Assistita dell’IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, Italia, tra Maggio 2023 e Giugno 2025. Sono stati arruolati operatori sanitari di entrambi i sessi impiegati presso lo stesso ospedale, classificati come lavoratori coinvolti in turni notturni (≥4 turni notturni al mese nei sei mesi precedenti) o non esposti a lavoro notturno. I criteri di inclusione prevedevano uomini di età compresa fra 20 e 50 anni e donne fra i 20 e 43 anni. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a prelievo di sangue periferico per il dosaggio degli ormoni sessuali steroidei e dei corticosteroidi. Nelle donne, inoltre, sullo stesso campione di sangue è stato analizzato il tasso di metilazione del DNA di geni specifici, da cui è stata calcolata l’età biologica. I partecipanti di sesso maschile hanno inoltre fornito un campione di liquido seminale per la valutazione della qualità spermatica mediante spermiogramma e dell’indice di frammentazione del DNA. Infine, tutti i partecipanti hanno compilato un questionario contenente informazioni demografiche, cliniche e occupazionali, inclusi dettagli sull’esposizione al lavoro notturno. Il protocollo di studio è stato approvato dal Comitato Etico locale e tutti i partecipanti hanno fornito consenso informato scritto. Risultati Lo studio ha incluso 74 uomini e 89 donne lavoratori notturni e 58 uomini e 84 donne non lavoratori notturni. Le caratteristiche demografiche e riproduttive erano comparabili tra i gruppi. Negli uomini, i parametri seminali e il tasso di frammentazione del DNA spermatico non mostravano differenze significative tra esposti e non esposti a turni notturni. Tuttavia, nei lavoratori notturni è stata osservata una maggiore proporzione di spermatozoi immobili. Sono stati inoltre riscontrati livelli sierici di androstenedione più bassi nei lavoratori notturni, associazione confermata dall’analisi di regressione lineare. La maggiore frequenza di turni notturni, la prolungata esposizione alla luce durante la notte e lo stato di veglia durante i turni notturni erano associate a una ridotta motilità spermatica, a ridotti livelli di androgeni e ad aumentate concentrazioni di aldosterone. Nelle donne, i livelli di ormoni sessuali e corticosteroidi non mostravano differenze significative tra lavoratrici notturne e non esposte. Tuttavia, le analisi di regressione hanno mostrato che una maggiore anzianità di lavoro notturno era positivamente associata ai livelli di estradiolo e una più elevata frequenza di turni notturni era associata a un aumento delle concentrazioni di cortisone. È stata eseguita una sottoanalisi escludendo le donne in terapia contraccettiva ormonale, includendo 43 lavoratrici notturne e 52 non esposte. La sottoanalisi ha evidenziato un’associazione inversa tra esposizione al lavoro a turni ed estradiolo, che risultava inoltre positivamente associato all’esposizione alla luce notturna e all’anzianità di lavoro notturno. In ultimo, non sono state osservate differenze nell’età biologica né nell’accelerazione dell’età epigenetica. I punti di forza dello studio includono il campione relativamente ampio e adeguatamente dimensionato, la dettagliata caratterizzazione dell’esposizione al lavoro notturno e l’utilizzo della spettrometria di massa ad alta specificità per l’analisi dei livelli plasmatici ormonali. I principali limiti sono rappresentati dall’elevata prevalenza di utilizzo di contraccettivi ormonali tra le partecipanti di sesso femminile, tuttavia esplorata mediante sottoanalisi dedicate, e dall’attuale assenza di orologi epigenetici sviluppati specificamente per la salute riproduttiva. Inoltre, considerato l’elevato numero di variabili analizzate, alcune associazioni osservate potrebbero essere attribuibili al caso. Conclusioni Il lavoro notturno è associato ad alterazioni di alcuni ormoni steroidei e, nei lavoratori di sesso maschile, ad una alterata motilità spermatica. Una migliore comprensione di tali associazioni e dei meccanismi patogenetici sottostanti è fondamentale per lo sviluppo di strategie preventive basate sull’evidenza scientifica, volte a tutelare la salute dei lavoratori notturni e a garantire la sostenibilità a lungo termine di questo tipo di impiego.
Degree
thesis:*- Grantor dc:publisher
- Università degli Studi di Milano
- Year dc:date
- 2026
Author and committee
dc:creator, dc:contributor.*- Author dc:creator
-
- STERPI, VITTORIA
- Contributors dc:contributor
-
- tutor: F. Parazzini ; coordinator: F. Parazzini
- Viganò
- Paola
- V. Sterpi
- PARAZZINI, FABIO
Subjects
dc:subject × 10Rights
dc:rights- Statement dc:rights
-
- info:eu-repo/semantics/openAccess
- license:Creative commons
- license uri:http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/
- Language dc:language
- eng
Identifiers
dc:identifier.*- Handle dc:identifier
- https://hdl.handle.net/2434/1210337
- OAI identifier oai:identifier
- oai:air.unimi.it:2434/1210337