Università degli Studi di Milano
PREVENZIONE E REPRESSIONE DELLA CORRUZIONE NELLE FONTI SOVRANAZIONALI: TRA OBBLIGHI E PROSPETTIVE DI RIFORMA
Abstract
dc:descriptionAbstract — Italiano La tesi esamina il sistema anticorruzione italiano alla luce degli standard sovranazionali vincolanti, con l'obiettivo di verificare se le scelte di politica criminale del legislatore italiano siano conformi agli obblighi derivanti dalle principali convenzioni internazionali e dagli strumenti di diritto dell'Unione europea. La ricerca prende le mosse da una domanda concreta emersa nel dibattito italiano: l'abrogazione del reato di abuso d'ufficio, operata dalla legge n. 114 del 2024, è compatibile con gli impegni internazionali assunti dall'Italia? La Corte costituzionale, con la sentenza n. 95 del 2025, ha risposto affermativamente, rilevando la natura semi-obbligatoria dell'art. 19 UNCAC. Tale vicenda ha tuttavia messo in luce un problema più ampio: la difficoltà di orientarsi tra le diverse fonti sovranazionali in materia di anticorruzione e di comprenderne il reale grado di vincolatività. La tesi si articola in due sezioni complementari. La prima è dedicata alla ricognizione sistematica delle fonti: la Convenzione OCSE del 1997, la Convenzione penale del Consiglio d'Europa del 1999 e la Convenzione ONU contro la corruzione del 2003 sul versante internazionale; gli strumenti di diritto europeo derivato — dalla Convenzione PIF alla Direttiva PIF del 2017, fino alla nuova Direttiva anticorruzione approvata il 26 marzo 2026 — sul versante unionale. Un ruolo metodologico centrale è riservato all'analisi della prassi dei meccanismi di monitoraggio — WGB, GRECO, IRM — che trasformano clausole spesso generiche in indicazioni operative rivolte agli Stati. La seconda sezione valuta l'impatto di tali standard sull'ordinamento italiano, con particolare attenzione ai principali nodi di frizione: la struttura plurisoggettiva delle fattispecie corruttive e il problema del pactum sceleris; le lacune dell'art. 322-bis c.p. in materia di corruzione dei pubblici ufficiali stranieri; le tensioni tra il nuovo art. 346-bis c.p. e gli standard convenzionali sul traffico di influenze; i profili critici del peculato e delle condotte distrattive; le implicazioni dell'abrogazione dell'abuso d'ufficio alla luce dell'art. 7 della Direttiva; e le lacune del sistema preventivo in materia di lobbying, conflitti di interesse e pantouflage. La tesi conclude che il sistema italiano si colloca complessivamente in una posizione avanzata rispetto agli standard internazionali, frutto di riforme significative avviate dal 2000. Tuttavia, le più recenti scelte legislative hanno prodotto zone franche in direzione distonica rispetto alla traiettoria degli standard sovranazionali, e l'approvazione della nuova Direttiva impone un adeguamento normativo da completare entro ventiquattro mesi. Il lavoro si chiude con sette raccomandazioni specifiche al legislatore italiano.
Degree
thesis:*- Grantor dc:publisher
- Università degli Studi di Milano
- Year dc:date
- 2026
Author and committee
dc:creator, dc:contributor.*- Author dc:creator
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- MISTRORIGO, CANDIDA MARIA ELIDE
- Contributors dc:contributor
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- tutor: G. L. Gatta ; co-tutor: M. C. Ubiali ; coordinatrice del dottorato: F. Poggi
- C.M.E. Mistrorigo
- GATTA, GIAN LUIGI
- UBIALI, MARIA CHIARA
- POGGI, FRANCESCA
Subjects
dc:subject × 9Rights
dc:rights- Statement dc:rights
-
- info:eu-repo/semantics/embargoedAccess
- license:Creative commons
- license uri:http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/
- Language dc:language
- ita
Identifiers
dc:identifier.*- Handle dc:identifier
- https://hdl.handle.net/2434/1231579
- OAI identifier oai:identifier
- oai:air.unimi.it:2434/1231579