Università degli Studi di Milano
IL RUOLO DELLA CORTE COSTITUZIONALE NELLO SPAZIO DELLA DISCREZIONALITÀ LEGISLATIVA: LA GIURISPRUDENZA A ¿RIME OBBLIGATE¿ E A ¿RIME ADEGUATE¿
Abstract
dc:descriptionIl lavoro di ricerca affronta la dibattuta questione dei rapporti tra Corte costituzionale e legislatore, analizzando la dialettica tra il rispetto della discrezionalità politica e la tutela dei diritti fondamentali. Il fondamento teorico di tale tensione risiede nel principio di separazione dei poteri, che ha condotto la Corte, in alcune circostanze, ad autolimitarsi attraverso decisioni di inammissibilità o di accoglimento tout court, con conseguente vuoto normativo. Tali pronunce, pur preservando la sfera legislativa, sollevano l’interrogativo circa la capacità della Corte di garantire effettivamente la supremazia della Costituzione. Parallelamente, la giurisprudenza costituzionale ha progressivamente ampliato il proprio arsenale decisionale, introducendo tecniche manipolative e sperimentando nuove forme di intervento, non sempre coronate da successo, al fine di rafforzare la tutela dei diritti. Ne emerge un nodo problematico centrale: i limiti del potere creativo della Corte e la ricerca di un equilibrio tra self-restraint e intervento manipolativo. La tesi si interroga sulla possibilità che le decisioni della Corte realizzino un bilanciamento autentico tra discrezionalità legislativa e primato della Costituzione, con particolare attenzione alla contrapposizione – e talvolta alla sovrapposizione – tra decisioni “a rime obbligate” e decisioni “a rime adeguate”. L’analisi, che si sofferma con particolare attenzione sulla giurisprudenza costituzionale dal 2018 al 2025, prende le mosse dalle origini storiche e normative della giustizia costituzionale, per soffermarsi dapprima sul consolidamento della dottrina crisafulliana delle rime obbligate, e successivamente sull’evoluzione giurisprudenziale che ha portato alla legittimazione delle decisioni a rime adeguate. Il periodo più recente, inaugurato con la sentenza n. 222 del 2018, viene indagato con particolare dettaglio, evidenziando come la Corte abbia privilegiato interventi manipolativi spesso in materia penale, con conseguenti implicazioni sia sul piano della legittimazione istituzionale sia sulla tenuta del rapporto con il legislatore. Il percorso ricostruttivo consente di mettere in luce il superamento del dogma delle rime obbligate e, al tempo stesso, l’emergere di nuove prospettive: dal possibile ritorno a forme più rigorose di self-restraint, testimoniato da alcune recenti decisioni, fino alla discussione su strumenti normativi o istituzionali che possano meglio raccordare il ruolo della Corte con quello del legislatore, garantendo una tutela effettiva dei diritti senza intaccare la centralità della rappresentanza politica. In tale prospettiva, la ricerca si propone di offrire una chiave di lettura aggiornata dei rapporti tra Corte costituzionale e Parlamento, collocandosi nel solco delle trasformazioni più recenti della giustizia costituzionale italiana.
Degree
thesis:*- Grantor dc:publisher
- Università degli Studi di Milano
- Year dc:date
- 2026
Author and committee
dc:creator, dc:contributor.*- Author dc:creator
-
- PANIGADA, NICCOLO
- Contributors dc:contributor
-
- tutor: M. E. D'Amico ; co-tutor: G. Arconzo ; coordinatrice: F. Biondi
- N. Panigada
- D'AMICO, MARIA ELISA
- BIONDI, FRANCESCA
Subjects
dc:subject × 7Rights
dc:rights- Statement dc:rights
-
- info:eu-repo/semantics/embargoedAccess
- license:Creative commons
- license uri:http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/
- Language dc:language
- ita
Identifiers
dc:identifier.*- Handle dc:identifier
- https://hdl.handle.net/2434/1212648
- OAI identifier oai:identifier
- oai:air.unimi.it:2434/1212648