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Università degli Studi di Milano

'ORGANIZATIONAL HEALTH LITERACY' COME MODELLO PER RIPENSARE L'OSPEDALE IN UN'OTTICA INCENTRATA SUL PAZIENTE

Abstract

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INTRODUZIONE Nel moderno scenario della Sanità Pubblica, l’Alfabetizzazione Sanitaria (Health Literacy, HL) si pone come un determinante fondamentale di salute e un indicatore critico della qualità dei sistemi assistenziali. L’Health Literacy è definita come l’insieme delle abilità cognitive e sociali che permettono agli individui di procurarsi, valutare e declinare correttamente le informazioni sanitarie, rappresentando la condizione necessaria attraverso cui i cittadini possono esercitare una reale autonomia decisionale nel proprio percorso di cura. L’importanza di tale costrutto non risiede esclusivamente nella dimensione individuale, ma nella capacità del paziente di agire come partner attivo nel setting assistenziale. Una solida Health Literacy favorisce, infatti, un’alleanza terapeutica simmetrica tra utente e operatore, trasformando il processo comunicativo in un ambiente collaborativo e costruttivo. In quest'ottica, l’alfabetizzazione sanitaria smette di essere un obiettivo meramente educativo per diventare un asset strategico con impatti multidimensionali: - clinici, riducendo l'incidenza di errori e complicanze; - sociali, garantendo equità nell'accesso ai servizi; - economici, ottimizzando l’allocazione delle risorse e riducendo gli sprechi derivanti da un uso improprio dei servizi. Inoltre, dobbiamo notare che il focus si sta oggi spostando dalla responsabilità del singolo alla reattività del sistema attraverso il concetto di Organizational Health Literacy (OHL). Questo paradigma definisce il grado con cui le organizzazioni sanitarie riescono a semplificare l’accesso ai propri servizi, rendendo le informazioni comprensibili e fruibili a tutti i livelli di utenza. Il passaggio verso una struttura "alfabetizzata" richiede necessariamente un approccio multidisciplinare, capace di integrare la visione dei decision maker con la pratica clinica e il supporto delle figure amministrative e tecnologiche. All’interno di questo percorso di transizione, la soddisfazione del paziente emerge non solo come parametro di qualità percepita, ma come vera e propria "porta d’ingresso" metodologica. Attraverso l'analisi dell'esperienza dell'utente, le organizzazioni possono identificare le barriere comunicative e strutturali, ponendo le basi per la progettazione di ospedali inclusivi e realmente incentrati sulla persona. Per poter analizzare correttamente l’aspetto dell’OHL nel contesto italiano è stato realizzato uno studio con il due scopi: - valutare la presenza e la conoscenza delle misure di OHL all’interno di 3 strutture ospedaliere, per avere una rappresentazione anche all’interno del servizio sanitario italiano; - fornire un toolkit che comprenda strategie utili volte a migliorare o rafforzare l’HL all’interno di un’organizzazione sanitaria, utili sia in condizioni ordinarie che in contesti emergenziali. MATERIALI E METODI Lo studio, di tipo cross-sectional e aperto, è stato svolto presso tre strutture sanitarie del Centro e Nord Italia, scelte per determinate caratteristiche quali l’alta complessità assistenziale (con dotazione superiore ai 500 posti letto), la presenza di un Dipartimento Emergenza e Accettazione (DEA) di II livello, l’essere centri di riferimento regionali, oltre che per l’elevata qualità, secondo i criteri del Piano Nazionale Esiti (PNE), dell’assistenza incentrata sul paziente e l’integrazione tra assistenza clinica, formazione e ricerca, trattandosi di centri ospedalieri universitari. È stato realizzato un questionario suddiviso in tre sezioni che miravano ad indagare le informazioni demografiche e professionali, la qualità percepita del servizio (valutata utilizzando la scala Quality-Oriented Climate and Service Quality (QO-CSQ)) e infine la presenza dei 10 attributi di un organizzazione sanitaria alfabetizzata tramite il questionario Health-Literate Healthcare Organization (HLHO-10), un questionario internazionale già tradotto e validato in lingua italiana, modificato per indagare tramite likert scale la presenza o assenza piuttosto che la frequenza di attributi all’interno dell’organizzazione. Inoltre, allo scopo di valutare la qualità del servizio offerto dall’ospedale di appartenenza del personale contattato, all’interno del questionario sono state inserite 12 ulteriori domande tratte dallo studio Romiti del 2016. Per valutare la struttura dimensionale della scala HLHO-10, è stata condotta un’analisi fattoriale esplorativa (EFA) tramite Analisi delle Componenti Principali (PCA) con rotazione Quartimax e normalizzazione Kaiser. Allo stesso tempo, per verificare l’adeguatezza del campionamento, sono stati utilizzati i test di Kaiser-Meyer-Olkin (KMO) e di sfericità di Bartlett. La coerenza interna del questionario è stata valutata tramite l’indice alfa di Cronbach, considerando accettabili valori maggiori o uguali 0.7. Le correlazioni tra HLHO e qualità percepita dell’assistenza non clinica sono state analizzate tramite Coefficiente di Spearman e test di Kruskal-Wallis, rispettivamente per variabili continue e categoriali. Infine, per identificare i predittori della qualità percepita (QUAL), sono stati testati tre modelli di regressione lineare stepwise: il primo modello (Modello 1) che prendeva in considerazione variabili demografiche e contestuali; il secondo modello (Modello 2) che alle variabili demografiche e contestuali del Modello 1 aggiungeva anche HLHO_F1, componente del questionario HLHO-10 che riunisce sette item relativi a pratiche operative informative e comunicative; il terzo modello (Modello 3) che alle variabili del Modello 2 aggiungeva HLHO_F2, a sua volta componente del questionario HLHO-10 che riunisce tre item relativi all'orientamento delle direzioni strategiche verso i temi dell'alfabetizzazione sanitaria per quel che concerne la politica istituzionale e la formazione del personale. RISULTATI L’analisi dei questionari ha mostrato che la maggior parte dei rispondenti fosse di sesso maschile e con un’età media di 55.6 (SD = 8.9) anni. Per quanto riguarda gli aspetti di anzianità professionale, la durata media di lavoro nel settore sanitario è stata di 30.4 (SD = 9.2) anni con un’anzianità lavorativa nella struttura attuale media di 21.8 (SD = 11.1) anni e un’esperienza media in un ruolo dirigenziale di 13.6 anni (SD = 7.7). In riferimento alle due componenti HLHO-10, la prima (HLHO_F1) ha mostrato un punteggio medio più elevato rispetto alla seconda (HLHO_F2), rispettivamente 4.74 e 3.74, ma un indice di coerenza interna minore, rispettivamente di 0.887 e 0.922. Inoltre, la correlazione per ranghi di Spearman ha rivelato che entrambe le componenti di HLHO erano positivamente associate a QUAL (per HLHO_F1: (ρ = 0.397, p = 0.003) e HLHO_F2: (ρ = 0.494, p < 0.001)). Quest’ultima ha mostrato un punteggio medio di 4.81 (SD = 1.78) e una correlazione significativa con l'età degli intervistati (ρ = 0.374, p = 0.005), gli anni di esperienza professionale nel settore sanitario (ρ = 0.309, p = 0.023) e gli anni in una posizione manageriale (ρ = 0.295, p = 0.031). Inoltre, i test di Kruskal-Wallis hanno rivelato come i punteggi QUAL variassero significativamente in base al numero di personale gestito (p = 0.023) e alla frequenza del contatto diretto con i pazienti (p = 0.045), con punteggi QUAL maggiori tra coloro che gestivano team più ampi e che avevano un'interazione costante con i pazienti. Per quanto riguarda i modelli di regressione stepwise, per il Modello 1 solo il numero di personale gestito è risultato un predittore significativo di QUAL (β = 0.287, p = 0.041). Per il Modello 2, la componente HLHO_F1 è emersa come predittore statisticamente significativo (β = 0,325, p = 0.016), mentre la significatività predittiva del numero di personale è diminuita. Infine, nel Modello 3 la componente HLHO_F2 è risultata come il predittore più forte (β = 0.377, p = 0.004), mentre la componente HLHO_F1 ha perso significatività statistica (β = 0.204, p = 0.114). CONCLUSIONI In conclusione, mentre l’alfabetizzazione sanitaria organizzativa deve essere integrata nei processi strategici, formativi e decisionali, per superare la frammentazione e le pratiche isolate, appare evidente che i dirigenti di medio livello, grazie alla loro posizione operativa e gestionale, risultino la figura cruciale per convertire gli obiettivi dell’HL in pratiche concrete e risolvere le criticità comunicative. Allo stesso tempo anche i servizi di front-office e relazione con il pubblico rappresentano un elemento fondamentale nell’adeguata gestione del paziente, e di conseguenza una maggiore integrazione dell’HL in questi servizi migliora l’esperienza del paziente e la performance istituzionale Infine, il nostro studio evidenzia la necessità di riconoscere l’OHL come componente strutturale dell’assistenza per affrontare i bassi livelli di HL in Italia, promuovendo chiarezza, accessibilità e coinvolgimento a tutti i livelli sanitari.

Degree

thesis:*
Grantor dc:publisher
Università degli Studi di Milano
Year dc:date
2026

Author and committee

dc:creator, dc:contributor.*
Author dc:creator
  • PERRONE, PIER MARIO
Contributors dc:contributor
  • tutor: S. Castaldi ; coordinatore: F. Parazzini
  • P.M. Perrone
  • CASTALDI, SILVANA
  • PARAZZINI, FABIO

Subjects

dc:subject × 3

Rights

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Statement dc:rights
  • info:eu-repo/semantics/embargoedAccess
  • license:Creative commons
  • license uri:http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/
Language dc:language
ita

Identifiers

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OAI identifier oai:identifier
oai:air.unimi.it:2434/1208456

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Università degli Studi di Milano
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Last updated
2026-07-27
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PERRONE, PIER MARIO. 'ORGANIZATIONAL HEALTH LITERACY' COME MODELLO PER RIPENSARE L'OSPEDALE IN UN'OTTICA INCENTRATA SUL PAZIENTE. Università degli Studi di Milano, 2026. https://hdl.handle.net/2434/1208456