{"id":{"repo_id":"trento","oai_identifier":"oai:iris.unitn.it:11572/480550"},"canonical_url":"https://search.dev.ndltd.org/etd/trento/oai:iris.unitn.it:11572/480550","repository":{"repo_id":"trento","name":"Università degli Studi di Trento","base_url":"https://iris.unitn.it/oai/request"},"display":{"title":"Ricerche sull'epigramma romano da Catullo a Marziale","abstract":"La presente tesi di dottorato discute lo sviluppo del genere epigrammatico tra la tarda repubblica e l’avvento dei Flavi, ovvero nell’arco cronologico che percorre dall’esperienza di Gaio Valerio Catullo a quella di Marco Valerio Marziale, i due principali rappresentanti del genere a Roma. Il lavoro è strutturato in cinque capitoli, raggruppati in due sezioni. La tesi è aperta da un’Introduzione che motiva la scelta del periodo preso in esame, inteso non solamente in funzione dei possibili modelli latini di Marziale, ma anche come la fase in cui i Romani – in maniera sia continuativa sia concorrenziale rispetto al mondo greco-ellenistico – hanno discusso sull’epigramma quale genere letterario a sé e sulle funzioni schiettamente meta-poetiche di questa forma letteraria, spesso in dialogo con altre. Qui viene tracciata anche una dossografia aggiornata degli studi concernenti il genere, che evidenzia le linee di continuità e di discontinuità tra apporto della letteratura secondaria per l’epigramma greco e apporto per quello romano. In particolare, emerge l’assenza di un lavoro sistematico dedicato all’epigramma romano nei secoli I a.C.–II d.C. La sezione I, intitolata Epigramma e altri generi letterari: riflessioni tra poetica e retorica, discute la presenza di un lessico specifico per qualificare l’epigramma e gli epigrammisti romani, anche in rapporto con le teorie poetiche antiche. Si censisce e discute la diffusione di termini quali epigramma, epigrammation, poema, carmen, versus, versiculus, iocus, iambus, libellus, sal, i metri e le funzioni che questa forma poetica intrattiene con altre in prosa e prosimetro i.e. letteratura scientifico-filosofica; epistolografia; retorica didattico-giudiziaria; romanzo, sino a culminare con le prefazioni in prosa di Marziale, che tracciano un bilancio consapevole della riflessione meta-poetica dei secoli precedenti (capitolo 1). Il capitolo 2, in particolare, Poesia e “funzione epigramma”: dal movimento neoterico all’età flavia porta nel titolo il concetto di “funzione epigramma”, espressione coniata in questa tesi di dottorato per individuare il ruolo dell’epigramma quale genere privilegiato a Roma per la riflessione meta-poetica. L’epigramma, sia come forma a sé, sia come σφραγίς finale, o incastonato nel tessuto di altri generi poetici acquista sempre più un ruolo centrale nella costruzione del canone romano. La Sezione II discute lo sviluppo dell’epigramma votivo-funerario, nucleo più antico e vitale del genere, e consta di tre capitoli. Il capitolo 3 Epitaffio e auto-epitaffio tra biblioteca e monumento esplora il ruolo sociale, meta-poetico e artistico dell’epigramma funerario, soprattutto in funzione dei vari De poetis o De poematis che contribuirono a rafforzare e a rendere il canone romano attivamente concorrenziale con quello greco. Il capitolo 4, dal taglio più spiccatamente monografico, è dedicato al ruolo di Cicerone filosofo traduttore dell’epigramma sepolcrale greco e alla circolazione delle Anthologiae epigrammatiche a Roma. L’ultimo capitolo Tra elogio e pointe ironica. Commistione e rovesciamento dell’epigramma funerario nella Corona di Filippo è dedicato ad alcuni epigrammisti di ambiente romano, ma di lingua greca, raccolti nella Corona di Filippo e ai loro rapporti – spesso non sondati appieno dalla critica – con l’epigramma di Marziale. Le Conclusioni generali mirano a riassumere i risultati raccolti: l’epigramma, per il periodo dalla tarda-repubblica ai Flavi, fu un genere felicemente frequentato dai romani, in perfetto bilinguismo e contesto polimetrico. L’epigramma non solo venne impiegato nella letteratura scientifica e filosofica, ma assunse – in modo sempre più originale rispetto al mondo greco-ellenistico – il ruolo di genere meta-poetico per eccellenza per discutere e consolidare il canone letterario romano. Marziale, dunque, pur nei propri importanti elementi di novità, andrà a inserirsi in un contesto ben preciso in cui l’epigramma non è da considerarsi forma dilettantesca, privata e nugatoria, ma piuttosto il genere che più di tutti ha saputo incarnare il fecondo scambio culturale tra Grecia e Roma e costruire, in maniera continuativa, un dialogo con gli altri generi letterari e con lo stesso canone autoriale romano. Chiudono il lavoro gli indici analitici (Indici dei luoghi greco-latini; indici dei metri; indici dei nomi) e la bibliografia (Banche dati e strumenti; studi ed edizioni).","abstract_html":"La presente tesi di dottorato discute lo sviluppo del genere epigrammatico tra la tarda repubblica e l’avvento dei Flavi, ovvero nell’arco cronologico che percorre dall’esperienza di Gaio Valerio Catullo a quella di Marco Valerio Marziale, i due principali rappresentanti del genere a Roma. Il lavoro è strutturato in cinque capitoli, raggruppati in due sezioni. 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Il capitolo 4, dal taglio più spiccatamente monografico, è dedicato al ruolo di Cicerone filosofo traduttore dell’epigramma sepolcrale greco e alla circolazione delle Anthologiae epigrammatiche a Roma. L’ultimo capitolo Tra elogio e pointe ironica. Commistione e rovesciamento dell’epigramma funerario nella Corona di Filippo è dedicato ad alcuni epigrammisti di ambiente romano, ma di lingua greca, raccolti nella Corona di Filippo e ai loro rapporti – spesso non sondati appieno dalla critica – con l’epigramma di Marziale. Le Conclusioni generali mirano a riassumere i risultati raccolti: l’epigramma, per il periodo dalla tarda-repubblica ai Flavi, fu un genere felicemente frequentato dai romani, in perfetto bilinguismo e contesto polimetrico. 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