Università degli Studi di Milano
L'IMPATTO DELL¿INVECCHIAMENTO SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA E SULLA SALUTE DEI LAVORATORI TURNISTI E NON TURNISTI NEL SETTORE SANITARIO
Abstract
dc:descriptionIntroduzione e Obiettivi Nel contesto dell’accelerazione dei cambiamenti tecnici e organizzativi sul lavoro e dell’aumento dell'aspettativa di vita, il paradigma del pensionamento ritardato rende importante che le persone rimangano sane e professionalmente attive più a lungo di prima. L’interazione tra l’età e le condizioni di lavoro (orario di lavoro, carico di lavoro, stress, etc.) può avere un effetto significativo su outcome importanti come la capacità lavorativa (efficienza delle prestazioni, errori, incidenti) e la salute (ad esempio, sonno, sintomi psicosomatici, malattie croniche). L'invecchiamento può portare a una ridotta tolleranza al lavoro a turni e notturno, attraverso un meccanismo di indebolimento del sistema circadiano, derivante da cambiamenti molecolari, epigenetici e funzionali dell’orologio biologico. Di conseguenza, il deterioramento della salute con l’avanzare dell'età può essere più pronunciato nei lavoratori a turni rispetto ai lavoratori a giornata. L’obiettivo principale dello studio è valutare l'impatto dell’organizzazione dell’orario di lavoro (lavoro a turni notturno o lavoro diurno) su alcune funzioni biologiche e condizioni di salute dei lavoratori che invecchiano, dopo aver aggiustato per i fattori contestuali rilevanti. In particolare, i cambiamenti legati all’età sono stati valutati in relazione all'esposizione al lavoro a turni notturni per quanto riguarda l'interferenza sulla salute e il benessere percepiti, l’assetto ormonale e l’età biologica. Materiali e Metodi Sono stati reclutati 274 operatori sanitari turnisti e giornalieri di entrambi i sessi e di età compresa tra i 24 e i 66 anni (suddivisi in tre fasce di età 24-35; 36-50; 51-66) provenienti dai diversi reparti della Fondazione IRCCS Ca’ Granda – Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. Il campione di studio comprende tutto il personale sanitario (infermieri, assistenti sanitari, personale ausiliario, tecnici di laboratorio e di radiologia) con una storia lavorativa di almeno un anno; dal reclutamento sono stati esclusi i medici. I dati raccolti per ogni soggetto dello studio, attraverso questionari autosomministrati, comprendono: dati demografici, anamnesi, mansione e anzianità lavorativa, condizioni socio-economiche/lavorative, lavoro a turni, capacità lavorativa (Work Ability Index – WAI), stress (Effort/Reward Imbalance Index – ERI-I), benessere fisico e mentale. Inoltre, sono stati valutati alcuni marcatori biomolecolari attraverso campioni di sangue per valutare due fattori: 1) i livelli di ormoni steroidei dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene (ormoni dello stress) e gli ormoni sessuali; 2) la lunghezza relativa dei telomeri come marker epigenetico e di espressione dell’età biologica. I campioni di sangue sono stati raccolti al mattino (tra le ore 7.00 e le ore 9.00) dopo un normale sonno notturno di un giorno di riposo o di un precedente turno diurno. I soggetti sono stati assegnati a nove diversi reparti: Medicina Interna ad Alta Intensità di Cura (MIAIC), Chirurgia d’Urgenza (CDU), Laboratori d’analisi (virologia, biochimica, microbiologia, genetica, citogenetica, anatomia patologica), Radiologia, Neuroradiologia, Medicina del lavoro, Terapia Intensiva Adulti (VECLA) e Pediatrica, Puerperio. Risultati Il 72% dei partecipanti è rappresentato dal sesso femminile e il 28% dal sesso maschile, con un’età media di 42 anni. La mansione più frequente è quella di infermiere (57%), seguita da tecnico di laboratorio/radiologia (24%) e da OSS/ASA (19%). Il 59% dei partecipanti lavora su un turno giornaliero o su due turni diurni (mattina e pomeriggio), mentre il 41% lavora su tre turni compreso quello notturno. L’80% dei soggetti ha riferito un buon equilibrio (ERI-I ≤1) tra carico lavorativo e ricompense, mentre l’84% dei partecipanti ha riportato un punteggio di WAI elevato (>36), che riflette una capacità lavorativa “buona” o “eccellente”. Le analisi multivariate non hanno mostrato un effetto del turno notturno sugli indicatori di stress e performance, anche se è emersa un'influenza negativa dello stress lavorativo sulla capacità lavorativa. Per quanto riguarda gli ormoni, il confronto tra i livelli ormonali maschili e femminili riflette la differenza fisiologica tra la popolazione generale, nonché la tendenza alla diminuzione delle concentrazioni ematiche con l’aumentare dell’età. I livelli medi di cortisolo, cortisone e corticosterone sono risultati più elevati nelle lavoratrici di sesso femminile e in particolare nelle turniste con turno notturno. L’estradiolo è risultato più elevato nelle donne turniste rispetto alle lavoratrici giornaliere, soprattutto nelle turniste giovani, con un trend in discesa all’aumentare dell’età. Le analisi multivariate tuttavia non hanno mostrato un effetto del turno notturno sugli ormoni. Per quanto riguarda la possibile influenza dello stress lavoro-correlato percepito (ERI-I) sugli ormoni dello stress (asse del cortisolo), è stato osservato un trend leggermente positivo, anche se non statisticamente significativo tra l’aumento dei punteggi di ERI-I e i livelli ematici di cortisolo. L’analisi dei valori medi della lunghezza dei telomeri ha mostrato nelle lavoratrici donne una lunghezza maggiore rispetto alla controparte maschile. Stratificando per tipo di turno, nelle fasce di età inferiori la lunghezza dei telomeri è risultata maggiore tra i lavoratori diurni, mentre nella fascia di età più elevata la lunghezza dei telomeri è risultata sempre maggiore tra i turnisti notturni. Le analisi multivariate non hanno evidenziato effetti significativi della tipologia di turno, degli indicatori di benessere/capacità lavorativa (ERI-I/WAI) e dei valori ematici ormonali sulla lunghezza dei telomeri. Discussione e Conclusioni Il campione dello studio è risultato rappresentativo della popolazione lavorativa dell’ospedale. Per quanto riguarda gli indicatori di benessere e performance lavorativa, la maggior parte dei dipendenti ha riportato punteggi favorevoli per tutte le scale, riflettendo condizioni lavorative soddisfacenti. È stata osservata un’associazione negativa tra i punteggi WAI ed ERI-I: a una diminuzione della capacità lavorativa corrisponde un aumento dei punteggi ERI-I, che riflette un’influenza negativa dello stress lavorativo sulla capacità lavorativa, anche se non statisticamente significativa. Il confronto tra i livelli ormonali maschili e femminili riflette la differenza fisiologica tra la popolazione generale nonché la tendenza alla diminuzione con l'invecchiamento, per quasi tutti gli ormoni. È interessante notare che i lavoratori con turno notturno hanno mostrato livelli sierici più elevati di tutti gli ormoni analizzati rispetto ai lavoratori giornalieri. In particolare, il cortisolo è risultato più alto nelle lavoratrici con turno notturno. Tuttavia, non è stata osservata alcuna associazione tra i livelli ormonali e le condizioni di stress (ERI-I). Nelle donne turniste con notte sono stati inoltre riscontrati livelli più elevati di estradiolo, e dato che alcuni studi sperimentali hanno identificato negli estrogeni uno dei fattori di rischio per il cancro al seno, potrebbe essere importante garantire una più stretta sorveglianza sanitaria per le lavoratrici notturne, soprattutto per quelle con familiarità per tumore mammario. Per quanto riguarda i marker epigenetici, la lunghezza dei telomeri non è risultata influenzata dal tipo di turno lavorativo, dagli indicatori di benessere/performance né dai livelli di ormoni ematici. I valori più elevati nei turnisti notturni over 50 possono essere spiegati dal cosiddetto “Healthy Worker Effect” (o Effetto Lavoratore Sano). La pandemia iniziata a marzo 2020 ha purtroppo influito negativamente sull’andamento dello studio, bloccandolo del tutto per l’impossibilità di interferire con l’attività di reparto. Uno egli obiettivi principali prefissati nel disegno del progetto era l’analisi dell’andamento degli indicatori biomolecolari contestualizzata con le caratteristiche lavorative della popolazione oggetto di studio. Poiché questo tipo di marker è basato su meccanismi biologici che si modificano e mostrano il loro effetto nel corso del tempo, uno sviluppo longitudinale dello studio avrebbe potuto enfatizzare maggiormente tale effetto dei marker biomolecolari nel contesto specifico del lavoro a turni. Lo studio, tuttavia, fornisce ulteriori dati sul campo dei marcatori biologici in associazione con la capacità lavorativa e la salute psicofisica, compresi i possibili cambiamenti epigenetici (lunghezza dei telomeri ed età biologica). L’uso combinato di dati autodichiarati insieme a indicatori biomolecolari e report sull’organizzazione del lavoro può fornire una migliore visione del processo di invecchiamento della forza lavoro. Questi risultati possono sensibilizzare le autorità competenti e responsabili verso interventi mirati al mantenimento del benessere e della salute del personale ospedaliero, e utili nel selezionare obiettivi di prevenzione appropriati.
Degree
thesis:*- Grantor dc:publisher
- Università degli Studi di Milano
- Year dc:date
- 2023
Author and committee
dc:creator, dc:contributor.*- Author dc:creator
-
- CANTARELLA, CARLO
- Contributors dc:contributor
-
- relatore: M. Bonzini
- C. Cantarella
- BONZINI, MATTEO
Subjects
dc:subject × 2Rights
dc:rights- Statement dc:rights
-
- info:eu-repo/semantics/openAccess
- Language dc:language
- ita
Identifiers
dc:identifier.*- Identifier
-
http://dx.doi.org/10.13130/cantarella-carlo_phd2023-01-17
10.13130/cantarella-carlo_phd2023-01-17 - OAI identifier oai:identifier
- oai:air.unimi.it:2434/951504