{"id":{"repo_id":"milano","oai_identifier":"oai:air.unimi.it:2434/251304"},"canonical_url":"https://search.dev.ndltd.org/etd/milano/oai:air.unimi.it:2434/251304","repository":{"repo_id":"milano","name":"Università degli Studi di Milano","base_url":"https://air.unimi.it/oai/request"},"display":{"title":"LA SOVRANITA' PERMANENTE DEGLI STATI SULLE RISORSE NATURALI ED IL FENOMENO DEL LAND GRABBING","abstract":"In seguito alla crisi dei prezzi dei prodotti alimentari tra il 2007 ed il 2008, é emersa sul panorama internazionale una nuova pratica, definita sinteticamente \"land grabbing\" (letteralmente accaparramento delle terre). Con tale espressione si indica, in prima approssimazione, l'acquisizione o l'affitto in larga scala di terre destinate ad uso agricolo, da parte di investitori stranieri pubblici e privati. Il fenomeno è concentrato prevalentemente nei Paesi in via di sviluppo e, in modo particolare, in Africa. I Pvs, spinti dalla necessità di liquidità ed infrastrutture, hanno posto in essere un politica favorevole agli Investimenti Diretti Esteri, consentendo l’acquisto o l’affitto di terra fertile, per corrispettivi o canoni piuttosto esigui e termini contrattuali particolarmente estesi (generalmente ricompresi in un range temporale tra i trenta e novantanove anni). La conclusione di tali contratti di investimento è formalmente indirizzata alla produzione di materie prime per il fabbisogno alimentare ed energetico dei Paesi d’origine. Prima facie, essi sembrerebbero un “normale” esercizio della sovranità permanente dello Stato di destinazione sulle proprie risorse naturali, che detiene il pieno diritto di regolarne lo sfruttamento. Nella fattispecie, emerge, infatti, in modo preponderante il ruolo degli Stati ospite. Le transazioni si svolgono in maniera formalmente legittima e vengono veicolate dallo Stato recipiente, le cui autorità nazionali o regionali concludono leciti accordi con gli investitori. Numerose perplessità sorgono, però, in merito alla compatibilità di tale pratica con il diritto internazionale vigente. Simili investimenti presentano, infatti, un alto potenziale di rischio a carico delle popolazioni del Paese ospite, in particolare sotto il profilo dell’accesso alla terra, e quindi dell’approvvigionamento alimentare. È possibile che sulle terre oggetto d'investimento insistano già coltivazioni o allevamenti di comunità rurali, che utilizzano la terra in virtù di consuetudini o diritti d'uso, cui solitamente é collegato un minor livello di tutela rispetto ai titoli formali di proprietà, peraltro piuttosto rari. In alcune regioni del mondo, i soggetti titolari risultano quindi particolarmente vulnerabili, considerata la difficoltà di azionare i loro incerti diritti sulla terra e di ottenere, di conseguenza, un’adeguata protezione giurisdizionale. Egualmente preoccupante, sotto il profilo ambientale, é la tendenza, nell'implementazione di questo tipo d'investimenti, a sfruttare la terra per la coltivazione di biocarburanti o la realizzazione di vasti appezzamenti di monoculture, che riducono, evidentemente, la possibilità di mantenere una diversificazione ambientale adeguata. Una volta accertata la rilevanza giuridica del fenomeno della corsa alle terre ed averne individuato una qualificazione autonoma, il lavoro si propone, quindi, di valutare la questione della legittimità dell’esercizio della sovranità permanente da parte del Paese di destinazione, quando l’alienazione di porzioni di territorio oggetto d’investimento si esplichi in modalità tali da generare le esternalizzazioni negative brevemente accennate: l’esercizio della sovranità da parte dello Stato non può, infatti, prescindere da precisi obblighi che su di esso gravano ai sensi del diritto internazionale, inerenti alla tutela dei diritti umani, da una parte, ed alla protezione dell’ambiente, dall’altra.","abstract_html":"In seguito alla crisi dei prezzi dei prodotti alimentari tra il 2007 ed il 2008, é emersa sul panorama internazionale una nuova pratica, definita sinteticamente &quot;land grabbing&quot; (letteralmente accaparramento delle terre). 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Prima facie, essi sembrerebbero un “normale” esercizio della sovranità permanente dello Stato di destinazione sulle proprie risorse naturali, che detiene il pieno diritto di regolarne lo sfruttamento. Nella fattispecie, emerge, infatti, in modo preponderante il ruolo degli Stati ospite. Le transazioni si svolgono in maniera formalmente legittima e vengono veicolate dallo Stato recipiente, le cui autorità nazionali o regionali concludono leciti accordi con gli investitori. Numerose perplessità sorgono, però, in merito alla compatibilità di tale pratica con il diritto internazionale vigente. Simili investimenti presentano, infatti, un alto potenziale di rischio a carico delle popolazioni del Paese ospite, in particolare sotto il profilo dell’accesso alla terra, e quindi dell’approvvigionamento alimentare. È possibile che sulle terre oggetto d'investimento insistano già coltivazioni o allevamenti di comunità rurali, che utilizzano la terra in virtù di consuetudini o diritti d'uso, cui solitamente é collegato un minor livello di tutela rispetto ai titoli formali di proprietà, peraltro piuttosto rari. In alcune regioni del mondo, i soggetti titolari risultano quindi particolarmente vulnerabili, considerata la difficoltà di azionare i loro incerti diritti sulla terra e di ottenere, di conseguenza, un’adeguata protezione giurisdizionale. Egualmente preoccupante, sotto il profilo ambientale, é la tendenza, nell'implementazione di questo tipo d'investimenti, a sfruttare la terra per la coltivazione di biocarburanti o la realizzazione di vasti appezzamenti di monoculture, che riducono, evidentemente, la possibilità di mantenere una diversificazione ambientale adeguata. Una volta accertata la rilevanza giuridica del fenomeno della corsa alle terre ed averne individuato una qualificazione autonoma, il lavoro si propone, quindi, di valutare la questione della legittimità dell’esercizio della sovranità permanente da parte del Paese di destinazione, quando l’alienazione di porzioni di territorio oggetto d’investimento si esplichi in modalità tali da generare le esternalizzazioni negative brevemente accennate: l’esercizio della sovranità da parte dello Stato non può, infatti, prescindere da precisi obblighi che su di esso gravano ai sensi del diritto internazionale, inerenti alla tutela dei diritti umani, da una parte, ed alla protezione dell’ambiente, dall’altra.","After the outbreak of the food price crisis in 2007 – 2008 a new practice, known as land grabbing, has emerged on the international scene. The race to land is generally understood as the phenomenon of large-scale investments in land by foreign investors, which include both States and private companies, especially in developing countries. Driven by the necessity to attract foreign capital and finance infrastructure projects, developing countries have implemented favorable Foreign Direct Investment (FDI) policies, thus allowing the purchase or lease of fertile land lots, for rather meager rental prices and long terms (usually ranging from thirty to ninety-nine years) . Formally, these investments are directed towards the production of raw materials, necessary to address food and energy requirements, in particular for those countries which are net importers of agricultural products. The host State may well then decide to conclude lawful deals with the investors towards this aim. Prima facie, therefore, the conclusion of investment contracts in land apparently reflects the host country’s exercise of permanent sovereignty over its natural resources, which has the full right to regulate the exploitation thereof. Nevertheless the analysis of the phenomenon of land grabbing raises some doubts in relation to the compatibility of this practice with current international law norms. Such investments potentially carry a number of high risks to the population of the host country, in particular in terms of access to land and food supply. It is likely, in fact, that on the land subject to a given investment, there may already exist crops or herds of rural communities, who use the land by virtue of custom or usage rights, usually granted a lower level of protection if compared to the formal titles of ownership, rare at best in most developing countries. In some regions of the world, the holders are therefore particularly vulnerable to displacement, given the difficulty to exercise their uncertain land rights and to obtain, as a result, adequate judicial protection. Equally worrying, environmentally, is the implementation of investment contracts aimed at exploiting land to farm biofuels or realize large plots of monoculture, thus reducing the possibility to keep adequate land biological diversity. After the analysis of the juridical significance of land grabbing and the identification of its autonomous legal characterization, the thesis examines the question of the legitimacy of the race to land with regards to the exercise of permanent sovereignty over natural resources by the host country, especially in those cases where the alienation of land generates considerably negative externalities on the local population: sovereignty cannot, in fact, be exercised without due regard to the specific obligations incumbent upon States under international law, related, in particular, to the protection of human rights and the environment."]},{"key":"dc:title","label":"Title","values":["LA SOVRANITA' PERMANENTE DEGLI STATI SULLE RISORSE NATURALI ED IL FENOMENO DEL LAND GRABBING"]}]}],"canonical_facts":{"dc:contributor":["tutor: M. Distefano ; F. Seatzu ; coordinatore del dottorato: G. di Renzo Villata ; referente del curriculum in Diritto Internazionale: I. Viarengo","F. 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La conclusione di tali contratti di investimento è formalmente indirizzata alla produzione di materie prime per il fabbisogno alimentare ed energetico dei Paesi d’origine. Prima facie, essi sembrerebbero un “normale” esercizio della sovranità permanente dello Stato di destinazione sulle proprie risorse naturali, che detiene il pieno diritto di regolarne lo sfruttamento. Nella fattispecie, emerge, infatti, in modo preponderante il ruolo degli Stati ospite. Le transazioni si svolgono in maniera formalmente legittima e vengono veicolate dallo Stato recipiente, le cui autorità nazionali o regionali concludono leciti accordi con gli investitori. Numerose perplessità sorgono, però, in merito alla compatibilità di tale pratica con il diritto internazionale vigente. Simili investimenti presentano, infatti, un alto potenziale di rischio a carico delle popolazioni del Paese ospite, in particolare sotto il profilo dell’accesso alla terra, e quindi dell’approvvigionamento alimentare. È possibile che sulle terre oggetto d'investimento insistano già coltivazioni o allevamenti di comunità rurali, che utilizzano la terra in virtù di consuetudini o diritti d'uso, cui solitamente é collegato un minor livello di tutela rispetto ai titoli formali di proprietà, peraltro piuttosto rari. In alcune regioni del mondo, i soggetti titolari risultano quindi particolarmente vulnerabili, considerata la difficoltà di azionare i loro incerti diritti sulla terra e di ottenere, di conseguenza, un’adeguata protezione giurisdizionale. Egualmente preoccupante, sotto il profilo ambientale, é la tendenza, nell'implementazione di questo tipo d'investimenti, a sfruttare la terra per la coltivazione di biocarburanti o la realizzazione di vasti appezzamenti di monoculture, che riducono, evidentemente, la possibilità di mantenere una diversificazione ambientale adeguata. Una volta accertata la rilevanza giuridica del fenomeno della corsa alle terre ed averne individuato una qualificazione autonoma, il lavoro si propone, quindi, di valutare la questione della legittimità dell’esercizio della sovranità permanente da parte del Paese di destinazione, quando l’alienazione di porzioni di territorio oggetto d’investimento si esplichi in modalità tali da generare le esternalizzazioni negative brevemente accennate: l’esercizio della sovranità da parte dello Stato non può, infatti, prescindere da precisi obblighi che su di esso gravano ai sensi del diritto internazionale, inerenti alla tutela dei diritti umani, da una parte, ed alla protezione dell’ambiente, dall’altra.","After the outbreak of the food price crisis in 2007 – 2008 a new practice, known as land grabbing, has emerged on the international scene. The race to land is generally understood as the phenomenon of large-scale investments in land by foreign investors, which include both States and private companies, especially in developing countries. Driven by the necessity to attract foreign capital and finance infrastructure projects, developing countries have implemented favorable Foreign Direct Investment (FDI) policies, thus allowing the purchase or lease of fertile land lots, for rather meager rental prices and long terms (usually ranging from thirty to ninety-nine years) . Formally, these investments are directed towards the production of raw materials, necessary to address food and energy requirements, in particular for those countries which are net importers of agricultural products. The host State may well then decide to conclude lawful deals with the investors towards this aim. Prima facie, therefore, the conclusion of investment contracts in land apparently reflects the host country’s exercise of permanent sovereignty over its natural resources, which has the full right to regulate the exploitation thereof. Nevertheless the analysis of the phenomenon of land grabbing raises some doubts in relation to the compatibility of this practice with current international law norms. Such investments potentially carry a number of high risks to the population of the host country, in particular in terms of access to land and food supply. It is likely, in fact, that on the land subject to a given investment, there may already exist crops or herds of rural communities, who use the land by virtue of custom or usage rights, usually granted a lower level of protection if compared to the formal titles of ownership, rare at best in most developing countries. In some regions of the world, the holders are therefore particularly vulnerable to displacement, given the difficulty to exercise their uncertain land rights and to obtain, as a result, adequate judicial protection. Equally worrying, environmentally, is the implementation of investment contracts aimed at exploiting land to farm biofuels or realize large plots of monoculture, thus reducing the possibility to keep adequate land biological diversity. After the analysis of the juridical significance of land grabbing and the identification of its autonomous legal characterization, the thesis examines the question of the legitimacy of the race to land with regards to the exercise of permanent sovereignty over natural resources by the host country, especially in those cases where the alienation of land generates considerably negative externalities on the local population: sovereignty cannot, in fact, be exercised without due regard to the specific obligations incumbent upon States under international law, related, in particular, to the protection of human rights and the environment."],"dc:identifier":["http://hdl.handle.net/2434/251304","10.13130/f-violi_phd2015-01-08"],"dc:language":["ita"],"dc:publisher":["Università degli Studi di Milano"],"dc:rights":["info:eu-repo/semantics/openAccess"],"dc:subject":["land grabbing","sovranità permanente degli Stati sulle risorse naturali","investimenti in larga scala sulla terra","diritto al cibo","diritti umani","diritti sulla terra","tutela delle comunità locali","accesso alla terra","ambiente","autodeterminazione dei popoli","biofuel","risorse energetiche","diritto internazionale degli investimenti","WTO","agricoltura","State Contract","investment contracts in agriculture","right to food","self-determination of people","human right","State sovereignty","natural resource","environment","energy resources","Settore IUS/13 - Diritto Internazionale"],"dc:title":["LA SOVRANITA' PERMANENTE DEGLI STATI SULLE RISORSE NATURALI ED IL FENOMENO DEL LAND GRABBING"],"dc:type":["info:eu-repo/semantics/doctoralThesis"]},"updated_at":"2026-07-27T20:19:15Z"}