{"id":{"repo_id":"milano","oai_identifier":"oai:air.unimi.it:2434/1207096"},"canonical_url":"https://search.dev.ndltd.org/etd/milano/oai:air.unimi.it:2434/1207096","repository":{"repo_id":"milano","name":"Università degli Studi di Milano","base_url":"https://air.unimi.it/oai/request"},"display":{"title":"PER UN'ESTETICA NELL'OPERA DI PAUL RICŒUR. UNA TEORIA DEL LINGUAGGIO PERFORMATIVO.","abstract":"La tesi indaga la possibilità di articolare una questione estetica nell’opera di Paul Ricœur a partire da un suo paradosso strutturale: l’assenza di una teoria estetica esplicita e, al contempo, la presenza diffusa di motivi, concetti e problemi riconducibili alla tradizione estetica nei luoghi centrali della sua riflessione. Muovendo da questa ambiguità, il lavoro propone di interpretare l’estetica ricœuriana non come teoria della percezione o dell’immagine, bensì come riflessione sulla produttività del linguaggio e dell’esperienza. L’ipotesi centrale consiste nel leggere la metafora e il racconto come dispositivi dotati di una specifica performatività: essi non si limitano a rappresentare il mondo, ma producono configurazioni di senso capaci di trasformare l’esperienza del lettore o del fruitore. Attraverso un’analisi sistematica de «La metafora viva» e di «Tempo e racconto», la tesi mostra come il «vedere come» metaforico e la dinamica mimetica del racconto istituiscano una forma di referenza operativa, fondata sull’emersione di novità e sul coinvolgimento intersoggettivo. Nella seconda parte della tesi, la ricerca mette alla prova questa ipotesi confrontandola con la teoria ricœuriana dell’immaginazione e con il dibattito contemporaneo sulla nozione di «performativo». Ne emerge una proposta di estetica narrativo-semiotica, nella quale l’opera d’arte è intesa come segno che vale solo nell’atto della sua ricezione, e l’esperienza estetica come pratica interpretativa e performativa, capace di ridefinire il rapporto tra linguaggio, mondo e azione.","abstract_html":"La tesi indaga la possibilità di articolare una questione estetica nell’opera di Paul Ricœur a partire da un suo paradosso strutturale: l’assenza di una teoria estetica esplicita e, al contempo, la presenza diffusa di motivi, concetti e problemi riconducibili alla tradizione estetica nei luoghi centrali della sua riflessione. Muovendo da questa ambiguità, il lavoro propone di interpretare l’estetica ricœuriana non come teoria della percezione o dell’immagine, bensì come riflessione sulla produttività del linguaggio e dell’esperienza. L’ipotesi centrale consiste nel leggere la metafora e il racconto come dispositivi dotati di una specifica performatività: essi non si limitano a rappresentare il mondo, ma producono configurazioni di senso capaci di trasformare l’esperienza del lettore o del fruitore. Attraverso un’analisi sistematica de «La metafora viva» e di «Tempo e racconto», la tesi mostra come il «vedere come» metaforico e la dinamica mimetica del racconto istituiscano una forma di referenza operativa, fondata sull’emersione di novità e sul coinvolgimento intersoggettivo. Nella seconda parte della tesi, la ricerca mette alla prova questa ipotesi confrontandola con la teoria ricœuriana dell’immaginazione e con il dibattito contemporaneo sulla nozione di «performativo». 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Muovendo da questa ambiguità, il lavoro propone di interpretare l’estetica ricœuriana non come teoria della percezione o dell’immagine, bensì come riflessione sulla produttività del linguaggio e dell’esperienza. L’ipotesi centrale consiste nel leggere la metafora e il racconto come dispositivi dotati di una specifica performatività: essi non si limitano a rappresentare il mondo, ma producono configurazioni di senso capaci di trasformare l’esperienza del lettore o del fruitore. Attraverso un’analisi sistematica de «La metafora viva» e di «Tempo e racconto», la tesi mostra come il «vedere come» metaforico e la dinamica mimetica del racconto istituiscano una forma di referenza operativa, fondata sull’emersione di novità e sul coinvolgimento intersoggettivo. Nella seconda parte della tesi, la ricerca mette alla prova questa ipotesi confrontandola con la teoria ricœuriana dell’immaginazione e con il dibattito contemporaneo sulla nozione di «performativo». Ne emerge una proposta di estetica narrativo-semiotica, nella quale l’opera d’arte è intesa come segno che vale solo nell’atto della sua ricezione, e l’esperienza estetica come pratica interpretativa e performativa, capace di ridefinire il rapporto tra linguaggio, mondo e azione.","This dissertation explores the possibility of articulating an aesthetic question within Paul Ricœur’s work, starting from a constitutive paradox: the absence of an explicit aesthetic theory and, at the same time, the pervasive presence of aesthetic concerns throughout his philosophical corpus. Against this background, the study proposes to conceive ricœurian aesthetics not as a theory of perception or image, but as a reflection on the productivity of language and experience. The central hypothesis is that metaphor and narrative can be understood as performative devices. Rather than merely representing reality, they actively produce configurations of meaning capable of transforming the reader’s experience. Through a systematic analysis of «The Rule of Metaphor» and «Time and Narrative» the thesis shows how metaphorical «seeing-as» and narrative mimesis establish an operative form of reference grounded in innovation and intersubjective engagement. In its second part, the dissertation tests this hypothesis by engaging with Ricœur’s theory of imagination and with contemporary debates on performativity. The result is a proposal for a narrative-semiotic aesthetics, in which the artwork functions as a sign whose validity emerges only through reception, and aesthetic experience is conceived as a performative and interpretative practice reshaping the relation between language, world, and action.","Cette thèse examine la possibilité de formuler une question esthétique au sein de l’œuvre de Paul Ricœur à partir d’une tension constitutive : l’absence d’une esthétique explicitement élaborée et la présence diffuse de problématiques esthétiques dans les lieux majeurs de sa pensée. Face à cette situation, la recherche propose de déplacer l’enquête esthétique d’une théorie de la perception ou de l’image vers une réflexion sur la productivité du langage et de l’expérience. L’hypothèse directrice consiste à interpréter la métaphore et le récit comme des dispositifs dotés d’une performativité propre. Loin de se limiter à une fonction représentative, ils produisent des configurations de sens capables de transformer l’expérience du lecteur. À travers une analyse approfondie de « La métaphore vive » et de « Temps et récit », la thèse met en lumière le caractère opératoire du « voir comme » métaphorique et de la mimésis narrative, entendus comme des formes de référence productrice et intersubjective. La seconde partie confronte cette hypothèse à la théorie ricœurienne de l’imagination ainsi qu’aux débats contemporains sur le performatif. Il en résulte l’esquisse d’une esthétique narrativo-sémiotique : l’œuvre y apparaît comme un signe dont la validité dépend de l’acte de réception, et l’expérience esthétique comme une pratique interprétative et performative, située au croisement du langage, de l’action et du monde vécu."]},{"key":"dc:title","label":"Title","values":["PER UN'ESTETICA NELL'OPERA DI PAUL RICŒUR. UNA TEORIA DEL LINGUAGGIO PERFORMATIVO."]}]}],"canonical_facts":{"dc:contributor":["tutor: M. Mazzocut-Mi","Johann Michel ; co-tutor: C. Rozzoni ; coordinatore: M. Faraguna","M. 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Attraverso un’analisi sistematica de «La metafora viva» e di «Tempo e racconto», la tesi mostra come il «vedere come» metaforico e la dinamica mimetica del racconto istituiscano una forma di referenza operativa, fondata sull’emersione di novità e sul coinvolgimento intersoggettivo. Nella seconda parte della tesi, la ricerca mette alla prova questa ipotesi confrontandola con la teoria ricœuriana dell’immaginazione e con il dibattito contemporaneo sulla nozione di «performativo». Ne emerge una proposta di estetica narrativo-semiotica, nella quale l’opera d’arte è intesa come segno che vale solo nell’atto della sua ricezione, e l’esperienza estetica come pratica interpretativa e performativa, capace di ridefinire il rapporto tra linguaggio, mondo e azione.","This dissertation explores the possibility of articulating an aesthetic question within Paul Ricœur’s work, starting from a constitutive paradox: the absence of an explicit aesthetic theory and, at the same time, the pervasive presence of aesthetic concerns throughout his philosophical corpus. Against this background, the study proposes to conceive ricœurian aesthetics not as a theory of perception or image, but as a reflection on the productivity of language and experience. The central hypothesis is that metaphor and narrative can be understood as performative devices. Rather than merely representing reality, they actively produce configurations of meaning capable of transforming the reader’s experience. Through a systematic analysis of «The Rule of Metaphor» and «Time and Narrative» the thesis shows how metaphorical «seeing-as» and narrative mimesis establish an operative form of reference grounded in innovation and intersubjective engagement. In its second part, the dissertation tests this hypothesis by engaging with Ricœur’s theory of imagination and with contemporary debates on performativity. The result is a proposal for a narrative-semiotic aesthetics, in which the artwork functions as a sign whose validity emerges only through reception, and aesthetic experience is conceived as a performative and interpretative practice reshaping the relation between language, world, and action.","Cette thèse examine la possibilité de formuler une question esthétique au sein de l’œuvre de Paul Ricœur à partir d’une tension constitutive : l’absence d’une esthétique explicitement élaborée et la présence diffuse de problématiques esthétiques dans les lieux majeurs de sa pensée. Face à cette situation, la recherche propose de déplacer l’enquête esthétique d’une théorie de la perception ou de l’image vers une réflexion sur la productivité du langage et de l’expérience. L’hypothèse directrice consiste à interpréter la métaphore et le récit comme des dispositifs dotés d’une performativité propre. Loin de se limiter à une fonction représentative, ils produisent des configurations de sens capables de transformer l’expérience du lecteur. À travers une analyse approfondie de « La métaphore vive » et de « Temps et récit », la thèse met en lumière le caractère opératoire du « voir comme » métaphorique et de la mimésis narrative, entendus comme des formes de référence productrice et intersubjective. La seconde partie confronte cette hypothèse à la théorie ricœurienne de l’imagination ainsi qu’aux débats contemporains sur le performatif. 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