{"id":{"repo_id":"catania","oai_identifier":"oai:www.iris.unict.it:20.500.11769/724813"},"canonical_url":"https://search.dev.ndltd.org/etd/catania/oai:www.iris.unict.it:20.500.11769/724813","repository":{"repo_id":"catania","name":"Università degli Studi di Catania","base_url":"https://www.iris.unict.it/oai/request"},"display":{"title":"Genealogie dei corpi esclusi: concetti, istituzioni, pratiche politiche","abstract":"A partire da una traccia metodologica foucaultiana, la ricerca analizza e ricostruisce i legami tra concetti e pratiche politiche in riferimento alla relazione tra la storia della psichiatria, la teoria politica e l’esigenza di rinnovamento rappresentata dall’orientamento critico nella psichiatria italiana. Nella tesi sono approfonditi i nuclei teorici di tensione tra pratiche di controllo sociale e forme di resistenza terapeutica in particolar modo nei confronti dei corpi migranti, segnati da esclusioni sia sanitarie che politiche. Un focus rilevante è dedicato agli studi sulla nostalgia in relazione alle dimensioni politiche e simboliche del trauma in grado di ridefinire il legame tra identità, spazio e senso di appartenenza caratteristici nei processi migratori e nelle forme di sofferenza mentale. La figura e il pensiero della psichiatra sarda Nereide Rudas costituiscono un caso studio emblematico inserito nel dibattito contemporaneo in merito alle politiche di esclusione e inclusione e a quello dei presupposti teorici alla base delle pratiche cliniche. Attraverso la produzione scientifica e saggistica, la ricerca evidenzia il ruolo epistemologico e politico rappresentato dalle pratiche di cura che sfidano approcci storicamente determinati e tradizionali, ponendo l’accento sulla dimensione culturale dell’esperienza della migrazione e dello stigma psichiatrico. Inquadrando tali dinamiche secondo un’ottica multidisciplinare che intreccia studi teorico- politici, filosofici, studi sulle migrazioni e clinici, nella tesi s’indaga come le istituzioni e il discorso psichiatrico-disciplinare a partire dalla modernità abbiano definito e plasmato non soltanto i concetti di normalità e devianza ma anche quelli di salute e malattia, configurando forme biopolitiche di esclusione e di medicalizzazione. In tal senso, si propone una riflessione critica sulle possibilità di ridefinizione delle politiche di cura in grado di riformulare i concetti di identità e alterità verso una prospettiva del riconoscimento.","abstract_html":"A partire da una traccia metodologica foucaultiana, la ricerca analizza e ricostruisce i legami tra concetti e pratiche politiche in riferimento alla relazione tra la storia della psichiatria, la teoria politica e l’esigenza di rinnovamento rappresentata dall’orientamento critico nella psichiatria italiana. Nella tesi sono approfonditi i nuclei teorici di tensione tra pratiche di controllo sociale e forme di resistenza terapeutica in particolar modo nei confronti dei corpi migranti, segnati da esclusioni sia sanitarie che politiche. Un focus rilevante è dedicato agli studi sulla nostalgia in relazione alle dimensioni politiche e simboliche del trauma in grado di ridefinire il legame tra identità, spazio e senso di appartenenza caratteristici nei processi migratori e nelle forme di sofferenza mentale. La figura e il pensiero della psichiatra sarda Nereide Rudas costituiscono un caso studio emblematico inserito nel dibattito contemporaneo in merito alle politiche di esclusione e inclusione e a quello dei presupposti teorici alla base delle pratiche cliniche. Attraverso la produzione scientifica e saggistica, la ricerca evidenzia il ruolo epistemologico e politico rappresentato dalle pratiche di cura che sfidano approcci storicamente determinati e tradizionali, ponendo l’accento sulla dimensione culturale dell’esperienza della migrazione e dello stigma psichiatrico. Inquadrando tali dinamiche secondo un’ottica multidisciplinare che intreccia studi teorico- politici, filosofici, studi sulle migrazioni e clinici, nella tesi s’indaga come le istituzioni e il discorso psichiatrico-disciplinare a partire dalla modernità abbiano definito e plasmato non soltanto i concetti di normalità e devianza ma anche quelli di salute e malattia, configurando forme biopolitiche di esclusione e di medicalizzazione. 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Nella tesi sono approfonditi i nuclei teorici di tensione tra pratiche di controllo sociale e forme di resistenza terapeutica in particolar modo nei confronti dei corpi migranti, segnati da esclusioni sia sanitarie che politiche. Un focus rilevante è dedicato agli studi sulla nostalgia in relazione alle dimensioni politiche e simboliche del trauma in grado di ridefinire il legame tra identità, spazio e senso di appartenenza caratteristici nei processi migratori e nelle forme di sofferenza mentale. La figura e il pensiero della psichiatra sarda Nereide Rudas costituiscono un caso studio emblematico inserito nel dibattito contemporaneo in merito alle politiche di esclusione e inclusione e a quello dei presupposti teorici alla base delle pratiche cliniche. Attraverso la produzione scientifica e saggistica, la ricerca evidenzia il ruolo epistemologico e politico rappresentato dalle pratiche di cura che sfidano approcci storicamente determinati e tradizionali, ponendo l’accento sulla dimensione culturale dell’esperienza della migrazione e dello stigma psichiatrico. Inquadrando tali dinamiche secondo un’ottica multidisciplinare che intreccia studi teorico- politici, filosofici, studi sulle migrazioni e clinici, nella tesi s’indaga come le istituzioni e il discorso psichiatrico-disciplinare a partire dalla modernità abbiano definito e plasmato non soltanto i concetti di normalità e devianza ma anche quelli di salute e malattia, configurando forme biopolitiche di esclusione e di medicalizzazione. In tal senso, si propone una riflessione critica sulle possibilità di ridefinizione delle politiche di cura in grado di riformulare i concetti di identità e alterità verso una prospettiva del riconoscimento.","Anchored in a Foucaultian methodological trajectory, this dissertation undertakes a critical reconstruction of the conceptual and practical configurations through which political rationalities have intersected with the development of psychiatric knowledge. By situating these intersections within the broader histories of psychiatry, political theory, and the reformist impetus advanced by the critical tradition in Italian psychiatry, the study elucidates the epistemic and institutional conditions that have shaped contemporary understandings of mental health and governance. The analysis foregrounds the principal theoretical tensions between technologies of social control and emergent forms of therapeutic resistance, with particular emphasis on migrant bodies as sites where medical, juridical, and political exclusions converge. Additionally, the dissertation offers an extended examination of the literature on nostalgia, interpreted through the political and symbolic dimensions of trauma. This framework demonstrates how experiences of displacement reconfigure the relational nexus among identity, spatiality, and belonging, thereby generating distinctive modalities of psychological suffering within migratory trajectories. The figure and thought of the Sardinian psychiatrist Nereide Rudas constitute an emblematic case study within contemporary debates on policies of exclusion and inclusion, as well as on the theoretical premises underlying clinical practices. Through the examination of her scientific and essayistic work, this research highlights the epistemological and political role embodied by care practices that challenge historically determined and traditional approaches, emphasizing the cultural dimension of the experience of migration and of psychiatric stigma."]},{"key":"dc:title","label":"Title","values":["Genealogie dei corpi esclusi: concetti, istituzioni, pratiche politiche"]}]}],"canonical_facts":{"dc:contributor":["Vacca, Viviana","MAZZONE, STEFANIA GIULIA"],"dc:creator":["VACCA, VIVIANA"],"dc:date":["2026-02-26"],"dc:description":["A partire da una traccia metodologica foucaultiana, la ricerca analizza e ricostruisce i legami tra concetti e pratiche politiche in riferimento alla relazione tra la storia della psichiatria, la teoria politica e l’esigenza di rinnovamento rappresentata dall’orientamento critico nella psichiatria italiana. 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Attraverso la produzione scientifica e saggistica, la ricerca evidenzia il ruolo epistemologico e politico rappresentato dalle pratiche di cura che sfidano approcci storicamente determinati e tradizionali, ponendo l’accento sulla dimensione culturale dell’esperienza della migrazione e dello stigma psichiatrico. Inquadrando tali dinamiche secondo un’ottica multidisciplinare che intreccia studi teorico- politici, filosofici, studi sulle migrazioni e clinici, nella tesi s’indaga come le istituzioni e il discorso psichiatrico-disciplinare a partire dalla modernità abbiano definito e plasmato non soltanto i concetti di normalità e devianza ma anche quelli di salute e malattia, configurando forme biopolitiche di esclusione e di medicalizzazione. 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