{"id":{"repo_id":"catania","oai_identifier":"oai:www.iris.unict.it:20.500.11769/641481"},"canonical_url":"https://search.dev.ndltd.org/etd/catania/oai:www.iris.unict.it:20.500.11769/641481","repository":{"repo_id":"catania","name":"Università degli Studi di Catania","base_url":"https://www.iris.unict.it/oai/request"},"display":{"title":"La responsabilità da reato degli enti nel contrasto alla corruzione internazionale","abstract":"Oggetto del presente lavoro è il ruolo che la disciplina nazionale della responsabilità da reato degli enti, di cui al d. lgs. 8 giugno 2001, n. 231, riveste (o può rivestire) nel contrasto al fenomeno corruttivo internazionale, così cercando di dar risposta al seguente quesito: può una legge – in specie, il d. lgs. 231/2001 – prevenire un fenomeno quale quello corruttivo? Delineato il contesto in cui è condotta la ricerca – ossia quello di una ancora giovane disciplina della responsabilità da reato dell’ente, a fronte di un atavico e ormai profondamente radicato fenomeno corruttivo – e definiti gli obiettivi e il metodo d’indagine adoperato, finalità dell’elaborato è quello di verificare se e in che misura la vigente disciplina della responsabilità da reato dell’ente sia in grado di fornire un sistema di incentivi idonei a indirizzare concretamente l’operato dell’ente acché questo agisca nel solco della legalità. Da una parte, quindi, si ragiona circa gli effetti esercitati dal d. lgs. 231/2001 in chiave preventiva, ossia per scongiurare la verificazione degli episodi corruttivi all’interno dell’ente; dall’altra, si indaga la capacità del sistema di ascrivere e accertare in capo all’ente, in chiave repressiva, la responsabilità per i reati presupposto consumatisi all’interno della propria organizzazione e di agire, in chiave rieducativa, sull’ente stesso al fine di prevenire il verificarsi di ulteriori episodi delittuosi. Adoperando come metodo quello proprio dell’analisi economica del diritto – sull’assunto che le norme vengano concepite come incentivi che orientano le condotte delle persone fisiche e, ancor più, degli enti – in uno con le più tradizionali riflessioni circa le funzioni della pena, e così muovendosi tra i capisaldi della retribuzione, della prevenzione generale e speciale e della rieducazione, si cerca di individuare il possibile spazio, nel nostro ordinamento, per una fattiva collaborazione dell’ente con l’autorità giudiziaria al fine di far emergere gli illeciti e, conseguentemente, rieducare l’ente stesso; una tale – auspicata – forma di cooperazione è analizzata anche mediante la comparazione con i meccanismi di diversione processuale, quali i Non-Prosecution Agreements e i Deferred Prosecution Agreements, propri del sistema statunitense.","abstract_html":"Oggetto del presente lavoro è il ruolo che la disciplina nazionale della responsabilità da reato degli enti, di cui al d. lgs. 8 giugno 2001, n. 231, riveste (o può rivestire) nel contrasto al fenomeno corruttivo internazionale, così cercando di dar risposta al seguente quesito: può una legge – in specie, il d. lgs. 231/2001 – prevenire un fenomeno quale quello corruttivo? Delineato il contesto in cui è condotta la ricerca – ossia quello di una ancora giovane disciplina della responsabilità da reato dell’ente, a fronte di un atavico e ormai profondamente radicato fenomeno corruttivo – e definiti gli obiettivi e il metodo d’indagine adoperato, finalità dell’elaborato è quello di verificare se e in che misura la vigente disciplina della responsabilità da reato dell’ente sia in grado di fornire un sistema di incentivi idonei a indirizzare concretamente l’operato dell’ente acché questo agisca nel solco della legalità. Da una parte, quindi, si ragiona circa gli effetti esercitati dal d. lgs. 231/2001 in chiave preventiva, ossia per scongiurare la verificazione degli episodi corruttivi all’interno dell’ente; dall’altra, si indaga la capacità del sistema di ascrivere e accertare in capo all’ente, in chiave repressiva, la responsabilità per i reati presupposto consumatisi all’interno della propria organizzazione e di agire, in chiave rieducativa, sull’ente stesso al fine di prevenire il verificarsi di ulteriori episodi delittuosi. 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Delineato il contesto in cui è condotta la ricerca – ossia quello di una ancora giovane disciplina della responsabilità da reato dell’ente, a fronte di un atavico e ormai profondamente radicato fenomeno corruttivo – e definiti gli obiettivi e il metodo d’indagine adoperato, finalità dell’elaborato è quello di verificare se e in che misura la vigente disciplina della responsabilità da reato dell’ente sia in grado di fornire un sistema di incentivi idonei a indirizzare concretamente l’operato dell’ente acché questo agisca nel solco della legalità. Da una parte, quindi, si ragiona circa gli effetti esercitati dal d. lgs. 231/2001 in chiave preventiva, ossia per scongiurare la verificazione degli episodi corruttivi all’interno dell’ente; dall’altra, si indaga la capacità del sistema di ascrivere e accertare in capo all’ente, in chiave repressiva, la responsabilità per i reati presupposto consumatisi all’interno della propria organizzazione e di agire, in chiave rieducativa, sull’ente stesso al fine di prevenire il verificarsi di ulteriori episodi delittuosi. Adoperando come metodo quello proprio dell’analisi economica del diritto – sull’assunto che le norme vengano concepite come incentivi che orientano le condotte delle persone fisiche e, ancor più, degli enti – in uno con le più tradizionali riflessioni circa le funzioni della pena, e così muovendosi tra i capisaldi della retribuzione, della prevenzione generale e speciale e della rieducazione, si cerca di individuare il possibile spazio, nel nostro ordinamento, per una fattiva collaborazione dell’ente con l’autorità giudiziaria al fine di far emergere gli illeciti e, conseguentemente, rieducare l’ente stesso; una tale – auspicata – forma di cooperazione è analizzata anche mediante la comparazione con i meccanismi di diversione processuale, quali i Non-Prosecution Agreements e i Deferred Prosecution Agreements, propri del sistema statunitense.","The subject of this dissertation is the role that the rules governing corporate criminal liability in Italy, under the Italian Legislative Decree no. 231/2001 of June 8, 2001, play (or can play) in combating international corruption. Through this research, an attempt has been made to answer the following key question: can a law – specifically, Italian Legislative Decree no. 231/2001 – prevent a phenomenon such as international corruption? Outlined the context in which the research was conducted – i.e., a context where the rules governing corporate criminal liability are still young, as opposed to atavistic and deep-rooted corruption – and defined the objectives and method of investigation, the aim of this thesis is to analyze whether and to what extent the current rules governing corporate criminal liability can provide a set of incentives capable of concretely directing corporate behavior so that the corporation acts within the framework of legality. On the one hand, the dissertation discusses the effects of Italian Legislative Decree no. 231/2001 in terms of deterrence – i.e., preventing the occurrence of instances of corruption within the corporation. On the other hand, it investigates the ability of the system to hold and find the corporation liable for the predicate offenses committed within its organization (i.e. repression) and to act on the corporation itself to prevent the occurrence of further criminal incidents (i.e. rehabilitation). By means of the typical approach of the economic analysis of law – assuming that norms are meant as incentives directing individual and, even more so, corporate behavior – along with the theories of punishment, and so moving between the cornerstones of retribution, deterrence and rehabilitation, it attempts to verify whether a scope could be afforded by the Italian legal system for effective cooperation between the corporation and judicial authorities with the aim of bringing offenses to light and consequently rehabilitating the corporation. This – desired – form of cooperation is also analyzed through a comparison with the US system’s diversion tools, such as Non-Prosecution Agreements and Deferred Prosecution Agreements."]},{"key":"dc:title","label":"Title","values":["La responsabilità da reato degli enti nel contrasto alla corruzione internazionale"]}]}],"canonical_facts":{"dc:contributor":["Picicuto, SANDRA MARIA BENEDETTA","VAGLIASINDI, GRAZIA MARIA"],"dc:creator":["PICICUTO, SANDRA MARIA BENEDETTA"],"dc:date":["2024-06-12"],"dc:description":["Oggetto del presente lavoro è il ruolo che la disciplina nazionale della responsabilità da reato degli enti, di cui al d. lgs. 8 giugno 2001, n. 231, riveste (o può rivestire) nel contrasto al fenomeno corruttivo internazionale, così cercando di dar risposta al seguente quesito: può una legge – in specie, il d. lgs. 231/2001 – prevenire un fenomeno quale quello corruttivo? Delineato il contesto in cui è condotta la ricerca – ossia quello di una ancora giovane disciplina della responsabilità da reato dell’ente, a fronte di un atavico e ormai profondamente radicato fenomeno corruttivo – e definiti gli obiettivi e il metodo d’indagine adoperato, finalità dell’elaborato è quello di verificare se e in che misura la vigente disciplina della responsabilità da reato dell’ente sia in grado di fornire un sistema di incentivi idonei a indirizzare concretamente l’operato dell’ente acché questo agisca nel solco della legalità. Da una parte, quindi, si ragiona circa gli effetti esercitati dal d. lgs. 231/2001 in chiave preventiva, ossia per scongiurare la verificazione degli episodi corruttivi all’interno dell’ente; dall’altra, si indaga la capacità del sistema di ascrivere e accertare in capo all’ente, in chiave repressiva, la responsabilità per i reati presupposto consumatisi all’interno della propria organizzazione e di agire, in chiave rieducativa, sull’ente stesso al fine di prevenire il verificarsi di ulteriori episodi delittuosi. Adoperando come metodo quello proprio dell’analisi economica del diritto – sull’assunto che le norme vengano concepite come incentivi che orientano le condotte delle persone fisiche e, ancor più, degli enti – in uno con le più tradizionali riflessioni circa le funzioni della pena, e così muovendosi tra i capisaldi della retribuzione, della prevenzione generale e speciale e della rieducazione, si cerca di individuare il possibile spazio, nel nostro ordinamento, per una fattiva collaborazione dell’ente con l’autorità giudiziaria al fine di far emergere gli illeciti e, conseguentemente, rieducare l’ente stesso; una tale – auspicata – forma di cooperazione è analizzata anche mediante la comparazione con i meccanismi di diversione processuale, quali i Non-Prosecution Agreements e i Deferred Prosecution Agreements, propri del sistema statunitense.","The subject of this dissertation is the role that the rules governing corporate criminal liability in Italy, under the Italian Legislative Decree no. 231/2001 of June 8, 2001, play (or can play) in combating international corruption. Through this research, an attempt has been made to answer the following key question: can a law – specifically, Italian Legislative Decree no. 231/2001 – prevent a phenomenon such as international corruption? Outlined the context in which the research was conducted – i.e., a context where the rules governing corporate criminal liability are still young, as opposed to atavistic and deep-rooted corruption – and defined the objectives and method of investigation, the aim of this thesis is to analyze whether and to what extent the current rules governing corporate criminal liability can provide a set of incentives capable of concretely directing corporate behavior so that the corporation acts within the framework of legality. On the one hand, the dissertation discusses the effects of Italian Legislative Decree no. 231/2001 in terms of deterrence – i.e., preventing the occurrence of instances of corruption within the corporation. On the other hand, it investigates the ability of the system to hold and find the corporation liable for the predicate offenses committed within its organization (i.e. repression) and to act on the corporation itself to prevent the occurrence of further criminal incidents (i.e. rehabilitation). By means of the typical approach of the economic analysis of law – assuming that norms are meant as incentives directing individual and, even more so, corporate behavior – along with the theories of punishment, and so moving between the cornerstones of retribution, deterrence and rehabilitation, it attempts to verify whether a scope could be afforded by the Italian legal system for effective cooperation between the corporation and judicial authorities with the aim of bringing offenses to light and consequently rehabilitating the corporation. 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