Università degli studi di Catania
La sfida della modernità. Pci, società civile e movimenti nella crisi della Repubblica
Abstract
dc:descriptionLa seconda metà degli anni Ottanta costituì per il Pci il momento in cui lo sforzo di rinnovamento si fece più intenso e incalzante. Andare oltre la crisi e lasciarsi contaminare furono le sfide che lanciò Achille Occhetto, l’ultimo segretario, a tutta la tradizione del comunismo italiano, su impulso sia delle profonde trasformazioni che stavano attraversando le società occidentali, sia per effetto dei cambiamenti che dal crocevia del 1989 sconvolsero il sistema dei paesi sovietici, nonché l’Europa nel suo complesso. La perestrojka gorbacioviana venne assunta non solo come speranza per la rigenerazione del socialismo reale, ma fu colta come riferimento per la modernizzazione dello stesso Pci, il quale a sua volta avrebbe dovuto stimolare una riforma complessiva del sistema politico italiano, ormai ritenuto ingiustificatamente bloccato sul patto di potere del pentapartito. Anche in virtù di ciò, la nuova generazione alla guida dei comunisti italiani lasciò, in qualche modo, che i conflitti che animavano all’esterno la società agissero internamente mettendo in crisi i tratti identitari e conservativi persistenti nella testa e nel corpo del partito. Tra di essi, in particolare, l’urto con il movimento ambientalista decretò definitivamente i limiti della sua funzione di indirizzo di ampie masse popolari e, al tempo stesso, la capacità dell’opinione pubblica – oltre che della propria base e di diverse organizzazioni collaterali – di orientare le scelte politiche di Botteghe Oscure. Spinte centripete e altrettante centrifughe evidenziavano come fosse superata la pretesa di voler rappresentare ogni manifestazione sociale all’interno dello spazio ristretto della sezione. Occorreva, si disse, ricercare la “sinistra diffusa” e saper aprire le porte alla società civile: fu questo lo spirito già del “nuovo corso”, che la svolta della Bolognina inverò ulteriormente, accentuando la ricerca di una cosa nuova. Realizzare il nuovo in una sinergia tra movimenti e partito: questo proposito di Occhetto trovò senso nell’esperimento più eloquente – e per tale ragione preso “a pretesto” – quale fu la “Primavera di Palermo”. Un “anomalo laboratorio” politico tra cattolici-democratici, sinistra civica, associazionismo e comunisti che avrebbe dovuto anticipare la scomposizione e ricomposizione del quadro politico nazionale. Il capoluogo siciliano rappresentò uno dei pochi luoghi d’Italia dove le ipotesi e le speranze del segretario del Pci potevano trovare concreta realizzazione. Al punto che non pochi immaginarono la possibilità che il leader di quella lotta di “liberazione antimafiosa”, ma non solo, Leoluca Orlando, potesse costituire una fra le principali colonne della nuova formazione politica nata dallo scioglimento del Pci in Partito democratico della sinistra. In particolare, per il fatto che il caso palermitano stesse prefigurando una diversa idea di democrazia, al centro della quale non erano più i partiti, bensì i cittadini e la loro capacità di organizzarsi al di là delle forme politiche tradizionali. L’esito non fu quello auspicato da Occhetto, mentre Orlando scelse di correre in solitaria, sfidando il proprio partito, la Dc, con la nascita di un nuovo movimento trasversale e post-ideologico, la Rete. All’alba della crisi del sistema politico – nonché economico, finanziario e morale – coloro che avevano visto i segnali della slavina e per primi erano stati in grado di offrire un adeguamento della propria offerta politica, non furono altrettanto abili nel guidare la transizione del Paese. Tentarono vanamente di porsi alla testa della protesta antipolitica, di un’opinione pubblica indistinta, recalcitrante e impossibile da domesticare. Il Pds, in particolare, non colse l’opportunità di favorire quelle riforme della politica e delle istituzioni proprio nel momento in cui era urgente e necessario, dopo anni di rivendicazioni in tal senso. Fu, invece, più immediato – ma anche più distante dalla propria tradizione – sollecitare il magma ribellistico: un impulso che, invero, i post-comunisti avevano stimolato e trovava le proprie radici nei mutamenti di cultura e prassi politica costruiti nel solco del lungo decennio degli anni Ottanta. Per ricostruire le tappe che posero il Pci (e il Pds), ma anche quella sinistra più o meno diffusa, di fronte alle sfide della modernità maturate in quel crocevia, la ricerca ha tentato di approcciare con metodo storiografico le nuove e diversificate fonti a disposizione e, con l’assunzione di una maggiore distanza da quegli eventi, ha provato a scandire con più precisione i momenti ritenuti più significativi nel percorso di svolta. Insomma, si è inteso misurare quei tentativi ed esiti con metodo critico, senza precipitare “nel senno di poi” che una storia passata, ma ancora agente sul presente, rischia di indurre.
Degree
thesis:*- Grantor dc:publisher
- Università degli studi di Catania
- Year dc:date
- 2023
Author and committee
dc:creator, dc:contributor.*- Author dc:creator
-
- TESEI, ROBERTO
- Contributors dc:contributor
-
- DI GREGORIO, Giuseppa
Subjects
dc:subject × 2Rights
dc:rights- Statement dc:rights
-
- info:eu-repo/semantics/openAccess
- license:PUBBLICO - Pubblico con Copyright
- license uri:iris.PUB02
- Language dc:language
- ita
Identifiers
dc:identifier.*- Handle dc:identifier
- https://hdl.handle.net/20.500.11769/581954
- OAI identifier oai:identifier
- oai:www.iris.unict.it:20.500.11769/581954