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L’area di riferimento, compresa tra Lilybaeum, Motya e Drepanum, e in particolare il comprensorio dello Stagnone di Marsala e del settore marausino, costituisce un contesto di elevata complessità geomorfologica e archeologica, modellato nel lungo periodo dall’interazione tra processi naturali e trasformazioni antropiche. La ricerca adotta un approccio metodologico integrato, che combina archeologia subacquea, analisi della struttura navale e del carico, studi paleo ambientali, dati geomorfologici, fonti cartografiche storiche e testimonianze testuali antiche. Il relitto viene analizzato non come episodio isolato, ma come elemento funzionale di un sistema territoriale articolato, nel quale interagiscono infrastrutture costiere, ambienti lagunari ed estuarini e pratiche economiche legate alla navigazione commerciale. Lo scavo sistematico del relitto Marausa II (2023–2024) ha restituito un corpus di dati di eccezionale valore scientifico, consentendo di ricostruire le caratteristiche tecniche dell’imbarcazione, la composizione del carico e le modalità di frequentazione del tratto di costa in prossimità dell’antico estuario del fiume Birgi. La ricerca si configura in questo senso come uno studio di carattere sperimentale, fondato sull’acquisizione diretta di dati primari nel corso delle diverse fasi operative che hanno interessato il relitto, dalla sua individuazione allo scavo sistematico, fino ai processi di documentazione, restauro e musealizzazione. Tale impostazione consente di seguire in modo unitario l’intero ciclo di vita del dato archeologico, superando una lettura puramente descrittiva del contesto per privilegiare un’analisi processuale, nella quale il relitto è inteso come risultato dinamico dell’interazione tra ambiente, pratiche di navigazione e scelte economiche. I risultati suggeriscono l’esistenza, tra il II e il III sec. d.C., di un sistema di scali costieri ed estuarini strutturato e di un’intensità degli scambi commerciali, in particolare con l’Africa settentrionale, superiore a quanto finora ipotizzato. L’approccio adottato, centrato sulla gestione integrata del contesto subacqueo e sulla riflessione critica sulle metodologie di intervento e valorizzazione, orienta la struttura della tesi verso una sintesi mirata e controllata dei dati, privilegiando l’interpretazione e la ricostruzione dei sistemi rispetto a una trattazione compilativa. La tesi propone dunque una rilettura complessiva del ruolo del comprensorio marausino nelle rotte del Mediterraneo centrale in età romana imperiale, ponendo il relitto Marausa II al centro di una più ampia riflessione sull’archeologia delle rotte, sulla costruzione del paesaggio costiero antico e sui modelli operativi applicabili allo studio e alla valorizzazione dei contesti di archeologia marittima","abstract_html":"La presente tesi di dottorato indaga l’evoluzione del paesaggio costiero e delle dinamiche delle rotte commerciali nel settore occidentale della Sicilia tra la fine del II e il III secolo d.C., attraverso lo studio interdisciplinare del relitto di età severiana noto come Marausa II. L’area di riferimento, compresa tra Lilybaeum, Motya e Drepanum, e in particolare il comprensorio dello Stagnone di Marsala e del settore marausino, costituisce un contesto di elevata complessità geomorfologica e archeologica, modellato nel lungo periodo dall’interazione tra processi naturali e trasformazioni antropiche. La ricerca adotta un approccio metodologico integrato, che combina archeologia subacquea, analisi della struttura navale e del carico, studi paleo ambientali, dati geomorfologici, fonti cartografiche storiche e testimonianze testuali antiche. Il relitto viene analizzato non come episodio isolato, ma come elemento funzionale di un sistema territoriale articolato, nel quale interagiscono infrastrutture costiere, ambienti lagunari ed estuarini e pratiche economiche legate alla navigazione commerciale. Lo scavo sistematico del relitto Marausa II (2023–2024) ha restituito un corpus di dati di eccezionale valore scientifico, consentendo di ricostruire le caratteristiche tecniche dell’imbarcazione, la composizione del carico e le modalità di frequentazione del tratto di costa in prossimità dell’antico estuario del fiume Birgi. La ricerca si configura in questo senso come uno studio di carattere sperimentale, fondato sull’acquisizione diretta di dati primari nel corso delle diverse fasi operative che hanno interessato il relitto, dalla sua individuazione allo scavo sistematico, fino ai processi di documentazione, restauro e musealizzazione. Tale impostazione consente di seguire in modo unitario l’intero ciclo di vita del dato archeologico, superando una lettura puramente descrittiva del contesto per privilegiare un’analisi processuale, nella quale il relitto è inteso come risultato dinamico dell’interazione tra ambiente, pratiche di navigazione e scelte economiche. 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L’area di riferimento, compresa tra Lilybaeum, Motya e Drepanum, e in particolare il comprensorio dello Stagnone di Marsala e del settore marausino, costituisce un contesto di elevata complessità geomorfologica e archeologica, modellato nel lungo periodo dall’interazione tra processi naturali e trasformazioni antropiche. La ricerca adotta un approccio metodologico integrato, che combina archeologia subacquea, analisi della struttura navale e del carico, studi paleo ambientali, dati geomorfologici, fonti cartografiche storiche e testimonianze testuali antiche. Il relitto viene analizzato non come episodio isolato, ma come elemento funzionale di un sistema territoriale articolato, nel quale interagiscono infrastrutture costiere, ambienti lagunari ed estuarini e pratiche economiche legate alla navigazione commerciale. Lo scavo sistematico del relitto Marausa II (2023–2024) ha restituito un corpus di dati di eccezionale valore scientifico, consentendo di ricostruire le caratteristiche tecniche dell’imbarcazione, la composizione del carico e le modalità di frequentazione del tratto di costa in prossimità dell’antico estuario del fiume Birgi. La ricerca si configura in questo senso come uno studio di carattere sperimentale, fondato sull’acquisizione diretta di dati primari nel corso delle diverse fasi operative che hanno interessato il relitto, dalla sua individuazione allo scavo sistematico, fino ai processi di documentazione, restauro e musealizzazione. Tale impostazione consente di seguire in modo unitario l’intero ciclo di vita del dato archeologico, superando una lettura puramente descrittiva del contesto per privilegiare un’analisi processuale, nella quale il relitto è inteso come risultato dinamico dell’interazione tra ambiente, pratiche di navigazione e scelte economiche. I risultati suggeriscono l’esistenza, tra il II e il III sec. d.C., di un sistema di scali costieri ed estuarini strutturato e di un’intensità degli scambi commerciali, in particolare con l’Africa settentrionale, superiore a quanto finora ipotizzato. L’approccio adottato, centrato sulla gestione integrata del contesto subacqueo e sulla riflessione critica sulle metodologie di intervento e valorizzazione, orienta la struttura della tesi verso una sintesi mirata e controllata dei dati, privilegiando l’interpretazione e la ricostruzione dei sistemi rispetto a una trattazione compilativa. La tesi propone dunque una rilettura complessiva del ruolo del comprensorio marausino nelle rotte del Mediterraneo centrale in età romana imperiale, ponendo il relitto Marausa II al centro di una più ampia riflessione sull’archeologia delle rotte, sulla costruzione del paesaggio costiero antico e sui modelli operativi applicabili allo studio e alla valorizzazione dei contesti di archeologia marittima","La presente tesis doctoral analiza la evolución del paisaje costero y de las dinámicas de las rutas comerciales en el sector occidental de Sicilia entre finales del siglo II y el siglo III d.C., a través del estudio interdisciplinar del pecio de época severiana conocido como Marausa II. El área de referencia, comprendida entre Lilybaeum, Motya y Drepanum, y en particular el territorio del Stagnone de Marsala y el sector marausino, constituye un contexto de elevada complejidad geomorfológica y arqueológica, modelado a lo largo del tiempo por la interacción entre procesos naturales y transformaciones antrópicas. La investigación adopta un enfoque metodológico integrado que combina arqueología subacuática, análisis de la arquitectura naval y del cargamento, estudios paleoambientales, datos geomorfológicos, fuentes cartográficas históricas y testimonios textuales antiguos. El pecio no es analizado como un episodio aislado, sino como un elemento funcional de un sistema territorial articulado, en el que interactúan infraestructuras costeras, ambientes lagunares y estuarinos, y prácticas económicas vinculadas a la navegación comercial. La excavación sistemática del pecio Marausa II (2023–2024), enmarcada en un proyecto de recuperación, restauración y musealización, ha proporcionado un conjunto de datos de excepcional valor científico, permitiendo reconstruir las características técnicas de la embarcación, la composición del cargamento y las modalidades de uso y frecuentación del tramo de costa próximo al antiguo estuario del río Birgi. En este sentido, la investigación se configura como un estudio de marcado carácter experimental, basado en la adquisición directa de datos primarios a lo largo de las distintas fases operativas que afectaron al pecio, desde su localización hasta la excavación sistemática, así como los procesos de documentación, restauración y musealización. Este planteamiento permite seguir de manera unitaria y continua el ciclo completo del dato arqueológico, superando una lectura meramente descriptiva del contexto para privilegiar un análisis procesual, en el que el pecio es entendido como el resultado dinámico de la interacción entre el medio ambiente, las prácticas de navegación y las decisiones económicas. Los resultados sugieren la existencia, en época severiana, de un sistema estructurado de escalas costeras y estuarinas, así como una intensidad de los intercambios comerciales —en particular con el norte de África— superior a la hasta ahora planteada. El enfoque adoptado, centrado en la gestión integrada del contexto subacuático y en la reflexión crítica sobre las metodologías de intervención y valorización patrimonial, orienta la estructura de la tesis hacia una síntesis rigurosa y controlada de los datos, privilegiando la interpretación y la reconstrucción de los sistemas frente a una exposición de carácter meramente compilativo. La tesis propone, por tanto, una relectura global del papel del territorio marausino en las rutas del Mediterráneo central durante la época romana imperial, situando el pecio Marausa II en el centro de una reflexión más amplia sobre la arqueología de las rutas, la construcción del paisaje costero antiguo y los modelos operativos aplicables al estudio y a la puesta en valor de los contextos de arqueología marítima."]},{"key":"dc:format","label":"Dc Format","values":["application/pdf"]},{"key":"dc:title","label":"Title","values":["Il relitto di età severiana \"Marausa II\". 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Lo scavo sistematico del relitto Marausa II (2023–2024) ha restituito un corpus di dati di eccezionale valore scientifico, consentendo di ricostruire le caratteristiche tecniche dell’imbarcazione, la composizione del carico e le modalità di frequentazione del tratto di costa in prossimità dell’antico estuario del fiume Birgi. La ricerca si configura in questo senso come uno studio di carattere sperimentale, fondato sull’acquisizione diretta di dati primari nel corso delle diverse fasi operative che hanno interessato il relitto, dalla sua individuazione allo scavo sistematico, fino ai processi di documentazione, restauro e musealizzazione. Tale impostazione consente di seguire in modo unitario l’intero ciclo di vita del dato archeologico, superando una lettura puramente descrittiva del contesto per privilegiare un’analisi processuale, nella quale il relitto è inteso come risultato dinamico dell’interazione tra ambiente, pratiche di navigazione e scelte economiche. I risultati suggeriscono l’esistenza, tra il II e il III sec. d.C., di un sistema di scali costieri ed estuarini strutturato e di un’intensità degli scambi commerciali, in particolare con l’Africa settentrionale, superiore a quanto finora ipotizzato. L’approccio adottato, centrato sulla gestione integrata del contesto subacqueo e sulla riflessione critica sulle metodologie di intervento e valorizzazione, orienta la struttura della tesi verso una sintesi mirata e controllata dei dati, privilegiando l’interpretazione e la ricostruzione dei sistemi rispetto a una trattazione compilativa. La tesi propone dunque una rilettura complessiva del ruolo del comprensorio marausino nelle rotte del Mediterraneo centrale in età romana imperiale, ponendo il relitto Marausa II al centro di una più ampia riflessione sull’archeologia delle rotte, sulla costruzione del paesaggio costiero antico e sui modelli operativi applicabili allo studio e alla valorizzazione dei contesti di archeologia marittima","La presente tesis doctoral analiza la evolución del paisaje costero y de las dinámicas de las rutas comerciales en el sector occidental de Sicilia entre finales del siglo II y el siglo III d.C., a través del estudio interdisciplinar del pecio de época severiana conocido como Marausa II. El área de referencia, comprendida entre Lilybaeum, Motya y Drepanum, y en particular el territorio del Stagnone de Marsala y el sector marausino, constituye un contexto de elevada complejidad geomorfológica y arqueológica, modelado a lo largo del tiempo por la interacción entre procesos naturales y transformaciones antrópicas. La investigación adopta un enfoque metodológico integrado que combina arqueología subacuática, análisis de la arquitectura naval y del cargamento, estudios paleoambientales, datos geomorfológicos, fuentes cartográficas históricas y testimonios textuales antiguos. El pecio no es analizado como un episodio aislado, sino como un elemento funcional de un sistema territorial articulado, en el que interactúan infraestructuras costeras, ambientes lagunares y estuarinos, y prácticas económicas vinculadas a la navegación comercial. La excavación sistemática del pecio Marausa II (2023–2024), enmarcada en un proyecto de recuperación, restauración y musealización, ha proporcionado un conjunto de datos de excepcional valor científico, permitiendo reconstruir las características técnicas de la embarcación, la composición del cargamento y las modalidades de uso y frecuentación del tramo de costa próximo al antiguo estuario del río Birgi. En este sentido, la investigación se configura como un estudio de marcado carácter experimental, basado en la adquisición directa de datos primarios a lo largo de las distintas fases operativas que afectaron al pecio, desde su localización hasta la excavación sistemática, así como los procesos de documentación, restauración y musealización. Este planteamiento permite seguir de manera unitaria y continua el ciclo completo del dato arqueológico, superando una lectura meramente descriptiva del contexto para privilegiar un análisis procesual, en el que el pecio es entendido como el resultado dinámico de la interacción entre el medio ambiente, las prácticas de navegación y las decisiones económicas. Los resultados sugieren la existencia, en época severiana, de un sistema estructurado de escalas costeras y estuarinas, así como una intensidad de los intercambios comerciales —en particular con el norte de África— superior a la hasta ahora planteada. El enfoque adoptado, centrado en la gestión integrada del contexto subacuático y en la reflexión crítica sobre las metodologías de intervención y valorización patrimonial, orienta la estructura de la tesis hacia una síntesis rigurosa y controlada de los datos, privilegiando la interpretación y la reconstrucción de los sistemas frente a una exposición de carácter meramente compilativo. 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